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Il birraio ritrova se stesso: «Chiamatemi Marcella»

Ferrara. Colombari racconta la sua rinascita attraverso un percorso che dura da anni. «La vita è una sola e io volevo viverla nei miei panni, quelli femminili»

FERRARA. «Ho scelto di tornare alla vita. Non è stata una decisione presa con leggerezza o per voglia di stravaganza, ma per una necessità interiore. Non stavo bene con me stessa, non ero felice. Quando mi guardavo allo specchio non mi riconoscevo e ora, invece, sto bene, ora sono io». Marcella Colombari un paio di giorni fa sui social network ha annunciato il suo cambiamento di vita, e l’ha fatto con un post che ha raccolto centinaia di like, di commenti (tutti positivi) e condivisioni. Conosciuta fino alla settimana scorsa come Marcello, il titolare del noto locale cittadino Birra Frara ha cambiato nome, aspetto ed è diventata Marcella. «Per tutto questo tempo, ho sofferto di disforia di genere: non mi riconoscevo nel mio corpo, non mi riconoscevo in mezzo alla gente, allo specchio mi aspettavo di vedere un’altra persona ma l’immagine era sempre quella. Dopo lunghi anni di terapia - racconta la barista -, ho deciso che la vita era una sola e che volevo viverla nei miei panni, panni femminili». Nessuna operazione chirurgica per ora ma capelli più lunghi, barba inesistente, trucco leggero e abiti femminili. Poi più avanti si penserà al seno ma, per ora «un passo alla volta». Marcella ha scelto dopo anni di “divario interiore” di compiere i primi passi come transgender, una decisione non facile e coraggiosissima, almeno vista da fuori.

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«È un percorso che per me dura da anni, non mi sono improvvisata. Ovviamente – racconta Marcella – inizialmente è stato difficile spiegare alla mia famiglia e alle persone a me più vicine quello che provavo ma loro hanno saputo ascoltarmi e comprendermi. Qualcuno ha retto il colpo, altri no, forse non avevano le spalle abbastanza larghe o forse, molto semplicemente, la vita è così». Quando però la campana ha suonato, ha suonato e i tempi erano maturi.

«Ho iniziato a sentirmi e vedermi come donna durante l’adolescenza. Volevo vestirmi come una donna e truccarmi ma non potevo. Poi - spiega - dopo un lungo percorso interiore mi sono trovata a un bivio: o mi rassegnavo e vivevo per sempre “prigioniera” e cioè triste, insoddisfatta e amareggiata, o facevo in modo essere sempre e comunque me stessa; ho scelto questa seconda strada». Marcella infatti spiega che questa non è l’inizio del tunnel ma la fine perché «ora sto bene». Sa che se avesse preso la decisione dieci anni fa poco più che ventenne (oggi di anni ne ha 33) forse non avrebbe saputo affrontare la gente che «se sei debole e confusa ti annienta».

«Allora non ero pronta ai giudizi della gente, ora sì e poi i tempi sono molto cambiati; prima questi argomenti erano più tabù. Sono sempre io, anzi ora sono davvero io». Non è facile per la barista dare consigli, indicare la strada da seguire a chi, come lei, vive nel dubbio. «L’unica cosa che posso dire è che, prima di agire, ci si deve guardare dentro e se non si è pronti al passo allora vuol dire che non è ancora il momento. Bisogna essere forti. L’altra mattina sono uscita per la prima volta. Truccata bene ma non benissimo. Un gruppo di ragazzini in centro mi hanno fatto dei cori. Subito mi sono irrigidita ma poi - chiude - ho invertito l’onda e ho fatto di quei cori un “inno” perché non ho paura di quello che succederà».
 

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