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«Palazzi senza ascensore, anziani bloccati in casa»

Il presidente Guizzardi: pronti a coinvolgere enti pubblici e imprese Il futuro guarda ai giovani, nuove collaborazioni con Unife e i richiedenti asilo

Prigionieri in casa, confinati in un appartamento a diverse rampe di scale da terra in un condominio senza ascensore. Per tanti anziani la vita attiva si infrange in anticipo contro un muro di barriere strutturali, ed è un caso tutt’altro che infrequente dal momento che, in tutto il Ferrarese, sette edifici su dieci con oltre tre piani fuori terra sono privi di ascensore. Parte da queste considerazioni uno degli obiettivi che l’Auser ha segnato nell’agenda 2018, ovvero una campagna di sensibilizzazione rivolta agli enti pubblici ma anche alle imprese perché, in sinergia, si possa trovare una soluzione a un problema che sta rendendo sempre più esponenziale la solitudine degli anziani. «Siamo in attesa di ottenere dall’Istat i dati disaggregati per Comune - spiegano il presidente Sandro Guizzardi e il vice Antonio Turola - per partire avanzando le nostre proposte, come l’applicazione della detraibilità massima (65%) alle spese per l’installazione. È un problema diffuso, anche perché la legge sull’obbligatorietà degli ascensori in palazzine con più di tre livelli fuori terra risale al 1989, a boom edilizio già avvenuto. A Bologna, dove la situazione è ancora più critica, il Comune ha messo a bilancio 2018 un milione di euro per la dotazione di ascensori. È un tema importante, un anziano in quelle condizioni è come fosse ai domiciliari, a volte anche i figli sono troppo anziani per affrontare le scale. Così la vita sociale si ferma, e con essa la voglia di vivere. Perché, come ha detto un medico lungimirante, se la compagnia fosse un farmaco, sarebbe la più prescritta».

È solo un esempio dell’attenzione che l’Auser riserva all’universo, sempre più ampio nel nostro territorio, della terza età. Soltanto nel 2017 l’associazione di volontariato ha svolto 7000 accompagnamenti (sempre gratuiti) percorrendo oltre 400mila chilometri. I servizi più numerosi sono verso strutture sanitarie per visite o esami, ma non mancano trasporti a fare la spesa, verso circoli ricreativi o per altre incombenze quotidiane, tanto più che una delibera regionale di fine 2016 ha chiarito che i trasporti sociali includono tutti i luoghi e le destinazioni che contribuiscono a migliorare la qualità della vita. Così ecco che i volontari di Anita portano una volta al mese le vedove sole e senza patente al cimitero di Argenta, o a fare la spesa all’ipermercato, solo per fare un esempio.

«Si rivolgono a noi persone impossibilitate a guidare o a muoversi in autonomia. In certi paesi chi non ha l’auto deve prendere tre autobus per raggiungere l’ospedale di Cona per una visita o un esame, e qui interviene il nostro servizio», prosegue Guizzardi. Gli utenti già conosciuti chiamano direttamente i volontari, per altri il contatto avviene attraverso i servizi sociali. «Il numero delle richieste è in crescita vertiginosa, il Ferrarese è una provincia che invecchia. E visto che nel dna di un volontario la parola “no” non esiste, si stanno facendo sempre più pressanti i problemi di persone disponibili e di risorse». Queste ultime provengono dalle convenzioni con i Comuni, dal 5 per mille (30mila euro liquidati nel 2015, altrettanti sono attesi nel 2016) e da donazioni spontanee, a conferma di quanto il servizio sia apprezzato. Ma l’innalzamento dell’età pensionabile sta sottraendo forze all’associazione, che per guardare al futuro punta sul coinvolgimento dei giovani. Entro l’estate sarà perfezionata una collaborazione con Unife, grazie alla possibilità per gli studenti di trasformare le ore di volontariato in crediti formativi. E proseguirà anche il rapporto con l’Asp e le coop che si occupano di migranti per l’inserimento dei richiedenti asilo, a passo di due alla volta. A Copparo e Vigarano l’esperienza è già stata avviata, le polemiche a Lagosanto, chiariscono Guizzardi e Turola, «sono state strumentalizzate, perché tutte le volte che qualcuno esterna senza ipocrisia i propri dubbi o le paure dovute alla non conoscenza, è tacciato di razzismo. L’antidoto migliore è confrontarsi, parlare. Per questo stiamo pensando di organizzare un incontro dedicato al Basso Ferrarese, da tenersi entro febbraio».

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