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«Noi, in cattedra da anni umiliate dallo Stato»

Ferrara, tre testimonianze di insegnanti diplomate “condannate” dal decreto plenario: «Se la scuola è andata avanti è anche merito nostro, ora vogliono buttarci via» 

FERRARA. «Per tanti anni abbiamo fatto comodo allo Stato. Se la scuola è andata avanti, è anche grazie al nostro lavoro. Siamo entrate di ruolo, abbiamo frequentato i corsi di formazione richiesti dal Miur, siamo state giudicate da una commissione esaminatrice e dai dirigenti scolastici, abbiamo superato l’anno di prova. E adesso ci vengono a dire che non siamo più abilitate a insegnare. E che da questo momento, a 48, 49, 57 anni, possiamo solo fare supplenze o ricominciare da capo con altri concorsi. È umiliante».

Sono affrante, ma anche battagliere, le maestre diplomate espulse dai posti di ruolo o dalle Graduatorie a esaurimento dalla sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso. Tre di loro hanno consegnato la loro testimonianza alla “Nuova”, all’indomani dello sciopero che le ha viste in prima fila e a pochi giorni dall’incontro tra il ministro e i sindacati, fissato il 16 gennaio.

Il caso di Stefania Pavani, 48 anni, è ancora più particolare. Nel 1988 ha conseguito il diploma magistrale facendo l’anno integrativo, e nel 1996 anche la maturità. Ora insegna alla scuola d’infanzia di Lido Estensi con un incarico di diritto, ma è dal 2003 che gira per tutta la provincia per svolgere supplenze e accumulare punteggio, con chiamate che arrivano quasi sempre la mattina stessa. Solo nel 2012 è arrivato il primo incarico annuale e lei, di Tresigallo, due o tre giorni alla settimana andava a Goro, e gli altri giorni li riempiva ancora con supplenze. Un disguido tecnico le ha impedito, nel 2016, di prendere il treno dei ricorsi al Tar, e così ha fatto ricorso al Presidente della Repubblica, con tempi più lunghi. Ha fatto prima il Consiglio di Stato, spiazzandola due volte: «Il decreto plenario è arrivato ancora prima che potessi entrare nelle Gae (le graduatorie da cui si attinge per le assunzioni, ndr) e adesso non ho idea di cosa sarà il mio futuro».

Le altre due colleghe appartengono al gruppo delle 42 maestre elementari ferraresi che, pur assunte di ruolo, sono state “condannate” dal Consiglio di Stato a tornare nelle graduatorie d’istituto, quelle per le supplenze. Secondo il decreto il loro diploma, conseguito prima del 2001-2002, non è abilitante, perché ci vuole la laurea in “Scienza della Formazione Primaria”. «Il problema non riguarda solo le diplomate ma anche, ad esempio, laureate in Lettere o Pedagogia», precisano.

Dopo la legge del 2002 che istituiva l’obbligatorietà della laurea, era stato indetto un corso abilitante, nel 2006, a mo’ di sanatoria. «Non ho potuto accedervi perché non avevo maturato le 180 ore minime nella scuola statale richieste per gli ultimi tre anni - racconta la prima maestra - Mi ero fermata perché avevo avuto il mio secondo figlio e non avevo maturato le ore necessarie. In questo modo non ho potuto conseguire l’ulteriore abilitazione per poter entrare nelle Gae». Nel 2016, però, viene assunta di ruolo, a 56 anni, dopo 25 trascorsi a insegnare, dieci in istituti privati e 15 nella scuola pubblica. «Mi sono diplomata nel 1984, insegno italiano e matematica all’istituto comprensivo di Vigarano Mainarda. Dopo sette pronunciamenti favorevoli del Tar eravamo fiduciose, contavamo sul fatto che facessero giurisprudenza. Il decreto del Consiglio di Stato ci ha spiazzate, così come ci è sembrato anomalo il fatto che si fosse riunito in seduta plenaria, perché questo avviene quasi sempre in caso di pronunciamenti contrastanti, quando invece il Tar ci aveva sempre dato ragione. Il risultato è che adesso, a 57 anni e 25 di insegnamento, secondo lo Stato io dovrei ricominciare daccapo e dimostrare di essere in grado di fare il mio lavoro».

Per questo le maestre respingono la proposta sindacale di un concorso ad hoc: «Non dobbiamo dimostrare niente - interviene l’ultima collega, 49 anni, diplomata nel 1986 - è già abbastanza umiliante essere trattate così. La nostra esperienza ci deve essere riconosciuta». Per lei l’assunzione di ruolo è arrivata nel febbraio del 2016 con la legge 107 sulla Buona Scuola, dopo otto anni di precariato e un’infinità di ricorsi e controricorsi: «Non parlo solo per me, ma anche per le tante colleghe che in questi anni hanno girato come noi per tutte le scuole della provincia, e magari non sono neanche entrate di ruolo. E parlo anche per i “miei” bambini che hanno il diritto alla continuità didattica. E sapete qual è il paradosso? Che i ricorsi per l’inserimento nelle Gae hanno svuotato le graduatorie di istituto. E ora, per le supplenze, il personale scarseggia e viene reperito tramite Mad (Messa a disposizione), ovvero chi non è nemmeno iscritto alle graduatorie».

Alessandra Mura
 

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