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Il sindaco Romanini «Vado via dal Pd La corda si è rotta»

LAGOSANTO . Il sindaco di Lagosanto, Maria Teresa Romanini, ha deciso di non rinnovare la tessera del Pd: «Politiche sanitarie penalizzanti per il territorio, politiche del lavoro che, accusa il...

LAGOSANTO . Il sindaco di Lagosanto, Maria Teresa Romanini, ha deciso di non rinnovare la tessera del Pd: «Politiche sanitarie penalizzanti per il territorio, politiche del lavoro che, accusa il sindaco, hanno prodotto lavoratori senza diritti e senza tutele, oltre ad una politica definita “imbarazzante”, rivolta nei confronti degli enti locali», sono state le motivazioni che hanno indotto il primo cittadino laghese al clamoroso gesto di estrema valenza politica. Nell’articolata nota, la Romanini con riguardo alla sanità, evidenzia «la qualità dei servizi soppressi o fortemente ridimensionati, si cita per tutti la dissoluzione dei servizi del materno infantile (pediatria, ostetricia-ginecologia), riferimento per utenti anche di altre province e regioni». E «la scelta di rimuovere definitivamente il pediatra dall’ospedale del Delta è sbagliata, provocatoria nei confronti delle mamme e dei loro figli, costretti a veri e propri tour per accedere a servizi altrove». Ed ancora, «Più volte ho informato l’Asl, il Pd e la Regione che quando è troppo la corda si spezza e non c’è più ritorno. Risultato, si paga un altro tributo ad una crisi che penalizza la nostra gente... Per questo ho deciso di firmare la petizione di protesta e di sostenere la giusta lotta dei cittadini del Delta».

Invece, sul lavoro, il sindaco Romanini rivela di provare «grande disagio di fronte ai dirigenti del Pd anche quando esaltano con enfasi i risultati della politica sul lavoro. La piccola ripresa economica in atto ha portato più occupati, è vero...Però i lavoratori sono trattati come pacchi postali ed usati finché ce n’è bisogno».

Infine, riguardo gli enti locali, «sino a pochi anni fa i dati Anci dicevano che oltre il 60% degli investimenti nel Paese erano sostenuti dai Comuni con le relative positive ricadute sul reddito e sui servizi nei territori; ora i tagli effettuati risultano sempre più pesanti, l’ovvio risultato è che ne pagano le conseguenze i più deboli. Ormai asili, sanità, stato sociale, sicurezza, strade, manutenzione, ecc. sono settori senza risorse e sono i Comuni ad essere accusati di spreco». (pg.f.)

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