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Ex zuccherificio in malora: «Si decida cosa fare»

Codigoro, il sindaco Zanardi sollecita la nuova proprietà e chiede progetti. «Recuperarlo un sogno impossibile, ma è sbagliato restare a guardare»

Codigoro, lo zuccherificio abbandonato visto dall'alto Lo zuccherificio di Codigoro, enorme e in disuso da anni, visto da un'altra prospettiva. Il volo del drone sul maxi edificio abbandonato (video Filippo Rubin) LEGGI L'ARTICOLO

CODIGORO. Progetti per la riqualificazione dell’area dell’ex zuccherificio di Codigoro. È quanto chiede il sindaco Alice Zanardi all’attuale proprietà che da qualche tempo ha acquistato dall’Eridania la struttura. «Lo zuccherificio è senza alcun dubbio uno dei simboli di Codigoro - spiega il sindaco - Ha dato da mangiare a intere famiglie ed ha caratterizzato per diversi anni la cittadina, il suo stile di vita e anche le sue storiche battaglie nel campo del lavoro. Oggi purtroppo non rimane che uno scheletro e per certi versi del degrado a due passi dal centro. Ecco perché chiediamo di prendere provvedimenti, magari ragionandoci anche insieme». Nei mesi scorsi gli attuali proprietari hanno accolto l’invito dell’amministrazione ed hanno bonificato tutta l’area dall’amianto presente, facendo così un groppo passo avanti. Ma non basta. L’edificio, meraviglioso nel suo genere, perde pezzi di continuo e basta una giornata di maltempo per renderlo di giorno in giorno sempre più precario.

Alcune parti, quelle più significative, potrebbero in qualche modo essere recuperate così da creare una sorta di museo industriale, considerata anche la storia della cittadina che ha visto la nascita delle Officine Andreoli, lo zuccherificio e oggi industrie importanti come Conserve Italia, l’ex Falco passata al gruppo turco Kastamonu, ma anche la Grandi Riso. «Purtroppo non siamo in grado di creare qualcosa recuperando lo stabile, la spesa sarebbe folle e da noi nessuno ha intenzione di investire in questo senso - prosegue la Zanardi - Altrove hanno fatto centri commerciali, musei, noi non possiamo. Ma non per questo molliamo e restiamo a guardare. Mettere in campo delle idee, valutarle assieme ai proprietari e capire prima di arrendersi se qualcosa può nascere è nostro dovere. Se nulla verrà fuori, considerato lo stato di degrado (da sottolineare che non ci sono pericoli per le persone) e l’altezza delle torri, prima o poi bisognerà arrivare alla demolizione. Grazie all’impegno costante delle forze dell’ordine il bivacco all’interno è praticamente nullo (in passato ci sono stati diversi problemi con persone che entravano e uscivano indisturbate) ma i controlli per scongiurare intrusioni non possono essere una costante. «Proveremo a incontrare nuovamente la proprietà e a capire quali sono le loro intenzioni e fin dove si può arrivare. Sarà una nuova sfida, magari con risvolti positivi. Purtroppo nulla dipende dal Comune, possiamo solo sollecitare e provare a dare nuovi spunti».
 

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