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«Traditi dal Pd su sanità e scuola Non potevo tacere»

Lagosanto, il sindaco Romanini spiega perché lascia il partito «Hanno praticamente chiuso un ospedale d’eccellenza»

LAGOSANTO. In un altro momento storico la scelta del sindaco di Lagosanto Maria Teresa Romanini di non rinnovare la tessera del Pd avrebbe fatto sobbalzare sulla sedia non pochi esponenti ai piani alti. Perché se è vero che Lagosanto è un comune di piccole dimensioni, è anche vero che i segnali più importanti arrivano sempre da chi ha a che fare ogni giorno direttamente con i cittadini. Reazioni forti, invece, non ce ne sono state e qualcuno ha quasi liquidato la cosa come una scelta “strettamente personale”. E invece no. «L’ho fatto in primo luogo per i miei cittadini e non solo per coloro che mi hanno votata», spiega decisa il sindaco Romanini.

Lei sindaco ha vinto le elezioni sostenuta da una lista civica, ma è sempre stata donna del Partito democratico. Perché non ha rinnovato la tessera?

«Perché le scelte che ha fatto il partito negli ultimi tempi non mi trovano d’accordo, tanto a livello nazionale che locale. Dalle politiche sanitarie a quelle legate al mondo del lavoro, passando per la “buona scuola”. Per il mio territorio il segno è solo negativo, nessuno e dico nessuno dei miei cittadini ha avuto vantaggi. E io cosa dovrei fare? Devo rispondere a chi mi ha dato fiducia ma anche a coloro che hanno scelto di votare altro e che però oggi si trovano amministrati da me. Ho delle responsabilità enormi cui non voglio sottrarmi».

Sanità, scuola, lavoro. Che cosa non ha funzionato?

«Tutto. Le nostre scuole, dagli asili alle medie, vedono solo insegnanti in difficoltà che non riescono a garantire tante volte la continuità. Il sostegno per gli alunni che ne avrebbero bisogno non c’è e i portatori di handicap hanno esigenze che non vengono prese in considerazione. Sono le amministrazioni che si devono fare carico di tutto, cercare di far quadrare i conti. E quando i genitori vengono da me cosa dico? Dipende da Roma rivolgetevi a loro?».

Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

«Le politiche sanitarie. Hanno praticamente chiuso un ospedale d’eccellenza, con reparti nuovissimi e diventati punto di riferimento per persone che arrivano anche da fuori regione. Ho chiesto a gran voce la presenza di un pediatra h24 e mi hanno chiuso la porta in faccia. Dove sono gli esponenti del Pd? Cosa dico io alla mia gente? Che non ci sono i numeri per tenere aperto? Dobbiamo smetterla di ragionare sempre e solo in cifre. Prima vengono le persone, poi i numeri. E certo se i pazienti vengono dirottati altrove anche i numeri non si raggiungeranno mai. Poi il lavoro... tutti contratti a tempo determinato. Così anche la famiglie vivono a termine, non riescono a fare investimenti, ad avere un futuro. E cosa dico ai giovani? Mi dispiace, non posso. Non posso guardare in faccia questa gente e fare finta di niente.

Quindi sindaco cosa pensa di fare adesso?

«Faccio il sindaco, sostenuta dalle persone che erano in lista con me. Ho vinto appoggiata da una civica, non devo dar conto a nessuno. Hanno votato i volti, non il simbolo di un partito. Noi restiamo uniti e cerchiamo di lavorare nell’interesse della comunità. Ci sono momenti in cui vanno fatte delle scelte. Scelte coraggiose ma doverose. La politica sta andando in senso contrario allontanando le persone e creando sempre più astio, più odio e indifferenza. Io l’ho sempre vista dal lato opposto e voglio continuare a farlo».

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