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LA DOMENICA

Farmaci a perdere

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara

FERRARA. È una storia ferrarese. È una storia di solidarietà, passione, sguardo lungo e buone pratiche – e del silenzio istituzionale che l’ha inghiottita. È una storia da raccontare.


Quanti farmaci avanzati ci sono nei nostri cassetti? Quante medicine, per cure di cui non abbiamo più bisogno, restano lì a scadere, a trasformarsi in rifiuti pericolosi? E’ esperienza comune, in un sistema che prevede confezioni standard e nessun canale di restituzione. Magari ci fossero punti di raccolta a cui portare i medicinali in più, perché vadano a chi ne ha bisogno… C’erano, sino a qualche settimana fa.


“Ancora utili” era il servizio di ritiro garantito da una rete di farmacie pubbliche e private, un’iniziativa che si reggeva sul volontariato e che seguiva criteri scientifici, quelli dei protocolli appositamente scritti assieme all’università, rigorosissimi sulla selezione del materiale raccolto.


I lotti con scadenza breve così come i farmaci per i quali non c’erano garanzie sulla corretta conservazione, venivano avviati allo smaltimento; ciò che passava l’esame era destinato ad alimentare le missioni sanitarie nel Sud del mondo. Carichi e carichi di farmaci per un valore attestato attorno ai centomila euro all’anno, a rischio e pericolo dei farmacisti. A rischio di denuncia penale e con il pericolo di una stangata amministrativa. Già, perché nonostante complimenti e rassicurazioni (e l’impegno effettivo degli interlocutori locali) i piani alti della politica, il Ministero e l’Agenzia del Farmaco mai si sono attivati per legittimare ciò che i professionisti ferraresi avevano messo in piedi. E che altrove è stato replicato e portano avanti.


Servono regole chiare. In altri settori sono state varate, come la legge contro lo spreco alimentare che dal 2016 permette ai commercianti di regalare il cibo con imballaggi danneggiati o che ha superato il termine del “consumare preferibilmente”, che facilitano e agevolano le donazioni. In farmacia no.

A rigor di norma il sistema di raccolta e ridistribuzione nato a Ferrara cozzava con una serie di procedure rigide: vietato far entrare ed uscire confezioni non integre, vietato stoccare medicinali senza fustella quali spesso sono quelli donati. E attenzione a regalarli, in un campo in cui ogni cessione, anche se gratuita, è equiparata ad una vendita. Un rischio dietro l’altro.


In Parlamento ci sono almeno tre proposte di legge per rendere possibile la donazione dei farmaci: giacciono lì, mai discusse. Dalla Regione in su, nessuno che si sia realmente mai impegnato per dare riconoscimento normativo, e dunque legittimità e garanzie, all’iniziativa, testimoniano i nostri farmacisti. Amareggiati e stanchi. Hanno retto sette anni. Ci hanno creduto, hanno bussato a decine di porte, si sono assunti rischi importanti. Hanno retto sette anni, prima di arrendersi.
È anche una storia di politica sorda, questa. La affidiamo ai tanti che scalpitano per un posto in lista con affaccio su Roma.
Buona domenica.


Luca Traini

 

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