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Infortuni, nuova crescita Ma i decessi sono in calo

Cinque feriti in pochi giorni, è allarme sicurezza. Gli stranieri sono i più esposti Coinvolti anche lavoratori giovanissimi ma molti incidenti avvengono sulla strada

L’operaio rimasto ferito a Cento lunedì, due giorni dopo l’infortunio a Ostellato; e ancora, i due casi denunciati dai sindacati al Petrolchimico e proprio ieri, a Bondeno, un altro incidente sul lavoro. La cronaca più recente registra una serie ravvicinata di infortuni lavorativi che allarma e che trova anche riscontro nella tendenza fotografata dalle statistiche Inail.

Se a partire dal 2012 il numero degli infortuni nel Ferrarese aveva continuato a calare con regolarità fino al 2016, l’anno scorso c’è stata un’inversione di tendenza con una crescita del 2 per cento (vedi tabella). Al tempo stesso, diminuiscono gli episodi mortali: dopo un 2016 “nero”, con 16 vittime, l’anno scorso i morti sul lavoro sono scesi a 9, con una flessione del 44%.

I dati, come spesso accade, hanno una doppia lettura. «Il calo evidenziato dalla serie storica che va dal 2012 al 2016 rivela da un lato una maggiore attenzione verso la sicurezza da parte delle aziende e una normativa sempre più rigorosa, ma è anche conseguenza della crisi che ha ridotto nel territorio il numero degli occupati - spiega Davide Lumia, direttore dell’Inail di Ferrara - E non è un caso che i primi segnali di ripresa dell’occupazione siano stati accompagnati anche da un aumento di infortuni». Discorso diverso per i casi mortali, per il quali le variabili «sono così tante e diverse da essere difficilmente calcolabili. Prendiamo il 2012, un anno sicuramente anomalo a causa del terremoto e l’inclusione delle vittime del sisma tra i morti sul lavoro», prosegue Lumia sottolineando anche come quasi un quinto del totale degli infortuni avvenga nel tragitto casa-lavoro o guidando mezzi aziendali, e che addirittura la metà degli infortuni mortali del 2016 siano avvenuti sulla strada, o nel tragitto casa-lavoro (6) o guidando mezzi di trasporto dell’azienda (2).

Gran parte degli infortuni (oltre il 70%) ha coinvolto i settori metalmeccanico, delle costruzioni e dei servizi, mentre gli incidenti in agricoltura si sono fermati al 10% con un drastico calo, negli ultimi anni, di infortuni mortali provocati dal rovesciamento di trattori, «segno di una crescente sensibilizzazione sul tema da parte del settore, e un potenziamento delle misure di prevenzione e controllo», annota ancora Lumia. In numeri assoluti, nel 2016 i morti sul lavoro nel settore dell’industria e dei servizi stati 12, contro i 4 registrati dal settore primario. In generale, le fasce di età più colpite sono quelle 40-49 anni e 50-59, che sono anche le più numerose tra gli occupati, ma a impressionare sono i 736 infortunati adolescenti tra i 14 e i 19 anni.

Molto alta, inoltre, è l’incidenza nelle statistiche dei lavoratori stranieri, che appaiono i più esposti agli infortuni e alle loro conseguenze più gravi. Secondo gli ultimi dati scorporati e relativi al 2016, su 4914 infortuni ben 604 hanno coinvolto lavoratori stranieri, pari al 12,3%, e ancora più consistente (quasi il 19%, circa un quinto) risulta la quota delle vittime sul totale: 3 su 16. Una tendenza peraltro in aumento perché rispetto al 2015 il numero di stranieri rimasti coinvolti in infortuni è cresciuto del 2,9% mentre è rimasto inalterato quello dei decessi.

Non meno significativi i dati sulle malattie professionali che, al contrario degli infortuni, nel periodo 2012-2016 sono cresciute di poco meno di un quarto, passando da 258 a 316. Tra le più frequenti, le patologie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo. Nel settore industriale nel 2015 erano stati denunciati 15 casi di tumore, scesi a 10 l’anno successivo. In crescita anche le malattie del sistema nervoso tanto in agricoltura che nell’industria e nei servizi, segno che lo stress lavorativo è trasversale a tutti i settori.

Alessandra Mura

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