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L’addio a “Nino” Sgarbi Vittorio: ora tocca a me

Lo storico dell’arte usa il sarcasmo e strappa timidi sorrisi al funerale del padre Tra gli amici anche volti noti come lo chef Vissani e il cantautore Tony Renis

Dalle 14 alle 16,45. È durato quasi 3 ore, ieri, il funerale di “Nino” Sgarbi, 97 anni, farmacista e padre dello storico dell’arte Vittorio (ieri accompagnato dalla storica fidanzata Sabrina Colle) e di Elisabetta. Un lasso di tempo insolito per un funerale. Eppure il tempo, in qualche modo, si è dissolto dentro la piccola chiesa di San Gregorio, in Via Cammello, nella più bella Ferrara medievale, dove il vescovo emerito di Ferrara, Luigi Negri ha officiato la funzione funebre. Le ore sono filate via veloci perché riempite di aneddoti, ricordi, pensieri, letture, tutto quello che Vittorio ed Elisabetta hanno voluto per dare l’estremo saluto al loro padre, e nel contempo, come è avvenuto, parlare ancora di mamma Rina che dal 2015 riposa nel cimitero di Stienta. Un rito funebre senza ombra di dubbio sui generis, e si poteva immaginare che così, questo funerale, sarebbe stato. Tra gli amici di Vittorio ed Elisabetta, anche volti noti, come il cuoco Gianfranco Vissani ed il cantautore Tony Renis. Con loro, nei primi banchi della chiesa, il sindaco di Ro, Antonio Giannini; l’ex sindaco Filippo Parisini, il maggiore Giorgio Feola comandante della compagnia carabinieri di Copparo, il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani; altri due storici cuochi, i fratelli Romano e Francesco Tamani, proprietari dell’Ambasciata, altrettanto storico ristorante di Quistello, nel Mantovano. E poi ancora il sindaco di Urbino, Maurizio Gambini, quella Urbino tanto amata da Vittorio e dove è tuttora assessore alla cultura. Parole dense di profondi significati sono giunte dal primo cittadino di Ferrara: «Credo - ha detto Tagliani - che la cosa più importante che ci lascia Nino Sgarbi sia la fedeltà ai suoi sogni, alla sua terra, alla sua famiglia». Una interpretazione della parola “fedeltà” più volte, poi, ripresa sia da Vittorio che da Elisabetta. Ci aveva visto bene il grande attore Carmelo Bene, scomparso nel 2002, quando poco prima di lasciare la vita terrena nella sua autobiografia scriveva che la sua «avversione per l’idea di famiglia ha un’unica eccezione per la famiglia Sgarbi: ognuno ha la sua vita, ognuno è indipendente, ma tutti sono legati da vincoli profondissimi». Ed è difficile, per chi conosce questa famiglia, addentrarsi in meccanismi rari: eppure non accade quasi mai di incontrare persone così diverse come erano Giuseppe Sgarbi e Rina Cavallini, persone opposte ma unitissime. Si poteva assistere a litigi inenarrabili, Rina sapeva essere distruttiva, ma guai a chi si intrometteva tra lei e Nino. Il suo amore per lui è stato assoluto ed esclusivo. Di una gelosia feroce. Tutti elementi che ieri, come in un ideale quaderno che si apriva, sono fuoriusciti dalle parole di chi ha voluto portare un pensiero, ed anche nei pensieri di coloro che, amici di Vittorio o di Elisabetta, non hanno trovato dimora, ieri, nelle loro parole.

Avanti, dunque. Fino al discorso di Vittorio che ha iniziato usando una delle sue spade più affilate, il sarcasmo: «Oramai è chiaro che il prossimo a morire sarò io - ha detto lo storico dell’arte - , lì dentro ci sarò io», ha proseguito indicando il feretro di legno chiaro davanti all’altare. «Io, in perenne ritardo - ha poi concluso Vittorio - oggi (ieri per chi legge, ndr) alle 14 in punto, perfettamente puntuale, sono arrivato. E il vedere quante persone aveva saputo riunire mio padre, mi ha esaltato e commosso».

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