Quotidiani locali

il vangelo della domenica 

Il percorso di conversione

In questa domenica troviamo Gesù che entra nella sinagoga di Cafarnao. È sabato, quindi non meraviglia che vi si rechi, né che vi insegni, ma ci colpisce lo stupore della gente che nota...

In questa domenica troviamo Gesù che entra nella sinagoga di Cafarnao. È sabato, quindi non meraviglia che vi si rechi, né che vi insegni, ma ci colpisce lo stupore della gente che nota immediatamente la differenza fra Gesù, che insegna in modo autorevole, e gli scribi, l’autorità che interpreta la Legge. Ma lo stupore è legato anche alla novità del messaggio di Cristo e, in una qualche maniera, li accomuna all’indemoniato, che è uno, ma parla al plurale. Nella figura di quest’uomo possiamo vedere una tentazione molto presente nelle nostre comunità: farsi una chiesa a propria “immagine e somiglianza”.

Una comunità dove stiamo bene fra di noi, in cui facciamo molte attività che richiamano anche molte persone, magari cedendo che siamo aperti agli altri. Liturgie belle che all’apparenza sono “calde e vissute”, ma che sono il riflesso del nostro esclusivo modo di intendere e di vivere il Vangelo. Ripetiamo liturgie e prassi stantie, chiuse e vecchio, credendo che siano adeguate ai tempi e alla realtà. E guai a chi ci dice che, forse, sarebbe opportuno fare in maniera diversa, perché si è sempre fatto così!

E la tradizione ci tranquillizza, perché ci deresponsabilizza nelle scelte. In pratica diamo a Dio il posto che vogliano che Lui abbia, non quello che Lui vuole avere: in alto, dentro i tabernacoli ben chiusi, davanti ai quali tiriamo una pesante cortina, più spessa di quella che era nel Tempio di Gerusalemme e che impediva di vederlo. Così pensiamo di avere le porte delle nostre chiese/comunità aperte, ma, al contrario, le abbiamo sprangate. È un demone insidioso e subdolo, sempre accovacciato alla porta del nostro cuore, sempre pronto ad entrare e a espellere Dio.

Ma Gesù viene a scacciarlo dalla vita nostra e delle nostre comunità, perché il Vangelo non sia sulle nostre labbra, ma diventi la nostra vita, il nostro DNA. Questo cambiamento, questa conversione non sono indolori, ma sono laceranti, perché si devono estirpare le nostre convinzioni religiose sbagliate, ma rassicuranti, per lasciare che Dio entri nella mia vita e diventi il metro su cui misuro il mio pensiero e il mio agire.

E farò la stessa esperienza di Sant’Agostino, accorgendomi che poi non così lontano da me, come pensavo erroneamente, ma che è dentro di me. Allora si apriranno delle strade completamente nuove su cui camminare e far camminare la comunità cristiana. Ma la scoperta più affascinante è che lo troverò sempre di fianco a me sempre nei momenti gioiosi e in quelli dolorosi, pronto a mettersi in gioco per liberarci dall’angoscia e dal dolore e da tutto ciò che è un male.



TrovaRistorante

a Ferrara Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO

Sconti sulla stampa e opportunità per gli scrittori