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Leghisti, Sgarbi e Balboni in prima fila

Centrodestra, premiate le proposte di Fabbri Forza Italia, fuori il leader regionale Palmizio

Il terremoto che l’ultimo giorno di candidature ha squassato Forza Italia si è fatto sentire con particolare violenza proprio in Emilia Romagna, che ha perso per strada il suo coordinatore regionale, Massimo Palmizio, da sempre fedelissimo di Berlusconi, mentre ha conservato il quarto posto alla Camera Ferrara, la coordinatrice provinciale Paola Peruffo. Ha resistito alle scosse anche Vittorio Sgarbi, che corre da primo con possibilità di farcela nel listino Camera Ferrara-Modena, nonostante i veti dei forzisti modenesi, oltre all’assessore bondenese Cristina Coletti, in posizione difficilmente eleggibile al Senato Ferrara. A sfidare i candidati uninominali del Pd nei nostri collegi, in ogni caso, saranno due leghisti e un “fratello”, con diverse possibilità di farcela.

Partendo da questi ultimi, da segnalare la conquista leghista degli scontri con Dario Franceschini a Ferrara e il modenese Stefano Vaccari a Ferrara-Modena. Previsioni confermate: il territorio dal Basso Ferrarese fino al capoluogo sarà battuto dalla 53enne comacchiese Maura Tomasi, che ha vinto il ballottaggio interno con Naomo Lodi, ancora una volta non candidato in un’elezione, mentre nelle terre del sisma toccherà ad Emanuele Cestari, 42 anni, dipendente delle Fs e assessore bondenese, sfidare il senatore dem. Il sindaco di Bondeno, Fabio Bergamini, che ha scelto di restare al suo comune, è così “rappresentato” da due stretti collaboratori. Tomasi è anche al secondo posto del listino Camera Ferrara-Modena, dietro a Carlo Piastra, coordinatore dei Giovani padani. La strategia del capogruppo regionale, Alan Fabbri, di marcare il territorio con il simbolo del Carroccio in vista dello scontro del 2019 che vale la poltrona di sindaco di Ferrara. «La scelta dei candidati premia gli amministratori che si sono spesi anche nella zona del cratere e il centrodestra ha dimostrato grande unità - è statoil primo commento di Fabbri - Ora i cittadini sono chiamati a decidere tra chi si è impegnato, giorno per giorno, e chi invece ha nuociuto alla nostra provincia. Come il ministro Dario Franceschini, che appena due anni fa ha sottoscritto il Salvabanche e che adesso si vende come il benefattore della terra natìa».

Esce con il minimo risultato dalla battaglia delle candidature Forza Italia, anche perché Sgarbi non può essere certo assimilato al partito, né a livello provinciale né a quello regionale. È presumibile una resa dei conti subito dopo le elezioni, a partire quantomeno da Bologna, anche se a determinare questo rapporto di forze sulla scheda elettorale tra i berlusconiani e gli alleati sono stati i sondaggi, più che le strategie politiche ai vari livelli. Il paradosso è che ieri sera, ben dopo la chiusura delle liste avvenuta alle 20, in Forza Italia a Ferrara nessuno sapeva nulla di certo sulle composizione completa delle liste. Ce l’ha invece fatta Anna Maria Bernini, l’altro “polo” forzista emiliano, che guiderà la lista del Senato est.

L’altro ferrarese che esce vincitore da questa fase decisiva è Balboni. L’avvocato ex Msi vive l’ennesima avventura elettorale di una carriera che lo ha portato sui seggi del Senato e in consiglio regionale, monopolizzando in pratica la corsa a Palazzo Madama per il centrodestra e per Fratelli d’Italia. Balboni è infatti candidato all’uninominale, sostenuto da quattro liste, e si pone come principale sfidante della dem Sandra Zampa, con la prospettiva di fare messe di voti nel Ferrarese, visto che nelle principali liste scarseggiano i nomi di candidati ferraresi. Balboni è anche al secondo posto nella lista Fdi, che vede come capolista Daniela Santanché: la storica pasionaria del centrodestra è tra l’altro candidata all’uninominale in un collegio senatoriale lombardo, quindi potrebbe lasciare il posto all’avvocato ferrarese, in caso di buon risultato della lista. Legittima quindi la soddisfazione di Balboni, «la posizione di partenza è sicuramente buona, ora però bisogna prendere i voti».

Andrà valutato, anche e più degli altri schieramenti, l’impatto delle liste che si pongono all’ala estrema, ai di fuori del centrodestra, cioè principalmente Casa Pound e Forza Nuova, che hanno mostrato un certo attivismo nella fase di raccolta firme anche sul territorio provinciale e si apprestano a valutare nelle urne, pur nella sostanziale assenza di candidati ferraresi, l’impatto delle loro politiche aggressive soprattutto in tema d’immigrazione e di sicurezza. Senza contare poi novità che lavorano di assonanza, come Destre unite-forconi.

Stefano Ciervo

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