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Pericoloso ma assolto: «Quella legge non va, bisogna cambiarla»

Il caso di Lucia Panigalli, sopravvissuta due volte Sindaco e avvocati lanciano una sottoscrizione per tutelarla

VIGARANO MAINARDA. È un caso emblematico di corretta applicazione della legge che non garantisce tutela e giustizia per la vittima. E, che potrebbe diventare l’esempio-pilota da cui partire per chiedere una modifica delle norme giuridiche.

Il caso è quello di Lucia Panigalli, la donna di Vigarano Mainarda finita suo malgrado più volte al centro della cronaca. Nel 2010, come scampata a un tentato omicidio da parte di Mauro Fabbri, l’agricoltore di Bondeno che tentò di tagliarle la gola e venne condannato a 8 anni e 4 mesi. Nel 2016, quando i carabinieri scoprirono che Fabbri, dal carcere, aveva progettato di farla ammazzare commissionando l’omicidio a un compagno di cella. Lo pagò con un assegno, gli regalò un’auto e un trattore, gli fornì indirizzo e altri dati personali di Lucia per i sopralluoghi. Non se ne fece nulla, perché il complice lo tradì. Ma dalle successive indagini emerse tutta la determinazione di Fabbri a eliminare la donna che doveva risarcire con 500mila euro.

Le intercettazioni non lasciano margine di dubbio: «Spero che lo facciano proprio bene, che non si trovi mai più». Il corpo di Lucia doveva sparire, nascosto in un bagagliaio di un’auto caricata su un camion diretto all’estero. Anzi, meglio simulare una rapina, caso più frequente e meno intrigante di una scomparsa misteriosa, per non attirare troppo l’attenzione di stampa e tv. E se poi ci fossero andati di mezzo anche il figlio e i nipoti della donna, tanto meglio, la vendetta sarebbe stata più completa. Un quadro agghiacciante, che non lascia dubbi, scrive lo stesso giudice, circa «l’indiscussa pericolosità sociale» di Fabbri. Che però è stato assolto, contro i 12 anni chiesti dal pm. E il giudice non poteva fare altrimenti, perché non ha fatto altro che applicare l’articolo 115 del codice penale, che prevede l’assoluzione di tutti, mandanti e mancati esecutori, se l’omicidio non viene compiuto. Per Fabbri, dunque, tutto si è ridotto a un anno di libertà vigilata, da scontare quando finirà di scontare la condanna per il tentato omicidio del 2010.

Quando uscirà dal carcere? Tra circa un anno, ma il momento preciso alla vittima non è dato saperlo, così come non è dato sapere con quali misure concrete sarà applicata la liberà vigilata. Ed è da qui, da questo senso di ingiustizia pure innescato da una sentenza «che non intendiamo contestare», che parte la controffensiva di Lucia Panigalli, affiancata dai suoi avvocati Eugenio Gallerani, Giacomo Forlani e Francesca Ravagnan, e dal sindaco di Vigarano Barbara Paron, in prima fila «per tutelare una mia cittadina e amica, ma anche per una battaglia di civiltà che riguarda tutti».

Due le iniziative: aprire una sottoscrizione per una modifica dell’articolo 115 del codice penale; e sollecitare la comunicazione tra i giudici, perché il magistrato di sorveglianza sia consapevole della sentenza, e non conceda premi o sconti. «La libertà vigilata non serve a niente con una persona così - si sfoga Lucia - Dopo tutto quello che ha fatto mi permetto di dire che non sta bene, che ha bisogno di aiuto. Io sono stata sottoposta a quattro perizie, per stabilire i danni subiti, lui nemmeno a una, ma non può essere lasciato a se stesso, deve essere fermato, perché io sono in pericolo. La libertà vigilata la sto subendo io, che ho paura a uscire e scatto appena sento un rumore dietro di me. Ma sono viva, e ho intenzione di restarci. Finché non avrò ottenuto giustizia».
 

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