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Per “salvare” gli studenti si punta sull’orientamento

Istituzioni e docenti insieme per il progetto contro l’abbandono delle scuole L’impegno a valorizzare le attitudini dei ragazzi per far scegliere istituti adatti a loro

COMACCHIO. Nel 2018 c’è ancora chi abbandona la scuola, precludendosi tante opportunità per il futuro. Compito di genitori e insegnanti è anche capire e cercare di riportare i ragazzi, ancora troppo giovani per scelte importanti, sui binari più giusti. Prevenzione, sistema efficace di orientamento scolastico, partendo dalla scuola primaria ed attivazione di una didattica orientativa, fatta di laboratori e basata sulle attitudini degli alunni e sul potenziamento delle competenze di partenza, sino al coinvolgimento dei genitori.

Questi, in sintesi, i punti cardine dell’azione illustrati ieri pomeriggio a Palazzo Bellini, per fronteggiare i fenomeni dell’abbandono e della dispersione scolastica. «Nel Distretto sud/est - ha spiegato Patrizia Buzzi, coordinatrice del Tavolo adolescenza del distretto -, la dispersione scolastica era una vera emergenza, con punte in alcuni Comuni sino al 30%. Si è aperto un confronto tra istituzioni locali, scuola, terzo settore e centro di formazione professionale Cesta, approdato in uno strumento operativo, una serie di linee guida utili a tutti i soggetti educativi del territorio». Avviato in forma sperimentale per l'anno scolastico 2017/2018, il progetto di contrasto della dispersione e dell’abbandono, punta fondamentalmente a recepire tutti i campanelli d'allarme (disattenzione, assenze prolungate, sfiducia nelle proprie capacità, autoesclusione, frequenti ritardi, disimpegno, disagio psicologico da famiglia difficile), che possono sfociare nell’abbandono vero e proprio. Le linee guida di azione concreta sugli alunni, corredate anche di un glossario, che semplifica il linguaggio tecnico della scuola, sono incentrate sulla «personalizzazione dei percorsi didattici - ha sottolineato Giovanni Lolli, presidente del centro di formazione professionale Cesta - perché va posto l’alunno al centro del processo di formazione. Una volta colti i segnali di allarme, vanno studiati i punti di debolezza, aspettative, reali potenzialità dei ragazzi rispetto ai desiderata della famiglia, ma bisogna agire anche sul clima relazionale, per facilitare il benessere a scuola e sulle capacità di apprendimento, che non sono uguali per tutti».

L’efficacia delle azioni di contrasto all’abbandono con percorsi personalizzati si focalizza anche sulle cause, prima fra le quali risulta essere un orientamento scolastico sbagliato (57% dei casi). Per il sindaco Marco Fabbri «i ragazzi che lasciano prematuramente i percorsi di istruzione sono più soggetti a disoccupazione, esclusione sociale, lavoro poco qualificato e spesso precario e poco remunerativo. Conosciamo bene i numeri - ha aggiunto - e in passato ci sono state tentazioni di lavoro ben remunerate; si guardi al boom dell'edilizia sino al 2008 o al settore della miticoltura, che hanno fatto da ammortizzatori sociali, ma possono intervenire fattori ambientali che mettono in discussione un determinato modello». Sono intervenuti, tra gli altri, Iole Zappaterra (direttrice Asp del Delta), Giovanni Desco (Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale) e Francesca Bergamini (dirigente regionale).

Katia Romagnoli

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