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In dote con la fusione la novità di due comitati

A Tresigallo è nato un gruppo che chiede di votare “no” al prossimo referendum Pronta risposta da entrambi gli enti coinvolti con cittadini uniti per spingere il “sì”

TRESIGALLO. Dopo il Comitato per il “no” ecco nascere anche quello per il “sì”. Anche se la data di nascita potrebbe coincidere, visto che il secondo si è costituito ufficialmente lo scorso 15 gennaio, ma è uscito allo scoperto solamente ad inizio settimana. «Era già tutto deciso - spiega Mario Ansaloni, attuale portavoce del comitato -, solo che prima di presentarci volevamo avere un certo numero di adesioni, ora c’è. Nel breve individueremo due persone che diventeranno i responsabili per ciascun Comune, con l’obiettivo di allargare la base».

Se la prima fusione tra Comuni nel nostro territorio, quella che ha portato a Fiscaglia, non ha visto sorgere comitati di questo tipo, discorso ben diverso per Formignana e Tresigallo, con un Comitato per il “no” che ha già mosso i primi passi a Tresigallo. «Evidentemente diamo fastidio - ribadisce il portavoce Vincenzo Musella, ex 5 Stelle -, visto che un incontro già fissato dai due Comuni è stato annullato appena si è saputo che avremmo partecipato e ora c’è questo altro comitato. Il nostro obiettivo è quello di convincere i nostri compaesani a votare “no” al referendum, perché con la fusione avremmo solo problemi. Il nostro scopo è sostenere e promuovere, tanto nei confronti della popolazione, quanto verso le amministrazioni interessate, la salvaguardia dell’autonomia dei due Comuni».

In pratica, la stessa mission che si pongono quelli del comitato per il “sì”: «Siamo diretti al referendum e al processo, speriamo di fusione. Nei cittadini vediamo molta disinformazione, certamente poca partecipazione alle iniziative organizzate finora. Qui si tratta di modificare prospettiva, perché i cambiamenti sarebbero tanti in entrambi i casi. Bisogna raccontare i fatti in modo oggettivo, non limitarsi a dire che Formignana è Formignana e Tresigallo è Tresigallo, oppure tirar fuori che una volta eravamo uniti, perché nel 1961 molti degli attuali cittadini non erano nati. Se non passa la fusione i due enti sono destinati al collasso, perché non ci sono più fondi per i piccoli Comuni. Si può capire il concetto di perdita dell’identità, ma la comunità resterebbe, così come le peculiarità e gli orizzonti dei due paesi».

Il “Comitato no fusione” ha in programma incontri informativi pubblici, promossi attraverso canali social e volantini. Stesso percorso per chi proprone il “sì”, perché in fondo l’obiettivo di entrambi i gruppi e dare consapevolezza ai cittadini prima del voto al referendum, anche se sono consapevolezze diverse... (d.b.)

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