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“Per la mia terra” L’impegno di Franceschini

Il ministro racconta la sua candidatura Tre priorità: sicurezza, lavoro e Carife

Ministro, come è andata?

«Nel momento in cui il Partito Democratico ha deciso che i ministri, il premier e il segretario siano candidati in più regioni, ma si giochino anche la sfida diretta in un collegio uninominale, mi è parso naturale scendere in campo a casa mia, nella mia terra. Mi fa molto piacere, ne sono orgoglioso».

La sua candidatura è in campo da dicembre. Tra domenica e lunedì sono stati presentati i suoi principali competitor, Tomasi per il centrodestra e Falciano per i Cinque Stelle. Come le sembrano?

«Non li conosco. In questi giorni ho letto le loro biografie sui giornali, so che la Tomasi era candidata a sindaco a Comacchio. Lungi da me dare giudizi, non rientra nel mio stile, dico però che bisogna saper rappresentare gli interessi della propria realtà ed avere la capacità di farsi ascoltare. La legge elettorale con cui andremo a votare permette di valutare le persone».

Nel maggioritario…

«Con il Porcellum c’erano liste regionali di trenta nomi e l’elettore doveva limitarsi ad indicare questo o quel partito, oggi ha l’opportunità di puntare su chi meglio possa rappresentarlo in Parlamento, di scegliere quale sia la migliore espressione del territorio. Ho rispetto per i miei avversari, ma ritengo di aver un peso maggiore da spendere a Roma per Ferrara».

Punta sull’esperienza?

«È un impegno personale. La capacità di farmi ascoltare, il sistema di relazioni, il peso politico: metto tutto ciò a disposizione del mio territorio. Mi appassiona».

Alla vostra sinistra ci sono un avversario agguerrito ed altre due liste a caccia di voti. Possono far male?

«Io sono uno di quelli che si è impegnato di più perché non ci fosse la scissione nel Pd, e perché si ricomponesse la coalizione di centrosinistra, tutta intera, già prima delle elezioni. Mi sono battuto e dopo il voto continuerò a farlo per ricomporre la frattura. Però oggi va fatta un’osservazione: ogni voto dato a chi è alla nostra sinistra, aumenta le possibilità che vinca il candidato dei Cinque Stelle o la candidata della destra».

Fa appello al voto utile?

«È una constatazione aritmetica, da cui non si scappa. A Ferrara sarà una corsa a tre: una scheda in meno per me, è un voto in più per gli altri due. Perché vince chi arriva primo, anche per un solo voto».

La sfida uninominale rischia di focalizzare il dibattito elettorale su temi iper localistici. Può essere un rischio per un politico abituato ad orizzonti ampi?

«Io non lo vedo come un fatto negativo, anzi. La legge elettorale ha due meccanismi paralleli: prevede una scelta politica di fondo – decidere se farsi governare da Cinque Stelle, centrodestra o centrosinistra – e una specifica sui candidati. In Parlamento si affrontano le questioni generali, ma bisogna sapervi portare anche i problemi locali: una fabbrica che chiude, una strada che va fatta, la richiesta di sicurezza da parte dei cittadini, le istanze sul risparmio... Il 22 febbraio saranno quattro anni dalla mia nomina a ministro dei Beni culturali, sarà l’occasione per far il rendiconto del mio mandato e di ciò che ho fatto per Ferrara».

Un bilancio delle iniziative su cultura e turismo?

«Ho fatto anche altro. Prendiamo anche solo gli ultimi mesi: mi sono impegnato per l’emendamento che ha dato una cornice legislativa al Parco unico del Delta e mi sono occupato del fondo di ristoro per gli azionisti delle banche che hanno perso i risparmi, un problema non solo ferrarese, ma che è in buona parte ferrarese. Non è localismo. È rispetto del mandato, è rispetto del territorio che ti ha eletto. E sottolineo: del territorio tutto, non solo degli elettori che ti hanno effettivamente votato».

Con gli elettori del 4 marzo, che impegni prende?

«Dico che continuerà a sostenere cultura e turismo dalla città al mare, al Parco del Delta. Sono ambiti che garantiscono sviluppo e crescita. Ma ci sono anche tre emergenze a cui dare priorità: sicurezza, lavoro e risparmio».

Parte dalla sicurezza, terreno su cui il centrosinistra ferrarese ha discusso e s’è diviso. Qual è la sua impostazione?

«Io credo che proprio per poter spiegare le ragioni dell’accoglienza, i nostri cittadini devono poter sentirsi sicuri nelle loro strade, nelle loro piazze, quando vanno al lavoro, quando escono la sera. Qui non c’è destra e sinistra, bisogna contrastare l’illegalità, con assoluta fermezza. Sono le basi su cui costruire le condizioni per accogliere, ricordando che sono immigrati anche i badanti che si occupano dei nostri genitori e le baby sitter che si prendono cura dei nostri bambini. Accoglienza per chi viene in Italia, rispetta le regole e si integra, ma pugno duro e fermo nei confronti di tutto ciò che di criminale c’è. La gente ha diritto di vivere tranquilla».

Sa che a Ferrara avrà nella Gad un banco di prova importante, vero?

«Nella Gad aprirò il mio comitato elettorale. Non vado in una piazza del centro a cercare vetrine, scelgo il punto d’ascolto del Pd in via Ortigara. Mi sembra giusto andare lì e confrontarsi con la gente a costo di prendersi qualche parolaccia».

E l’emergenza lavoro?

«È un problema italiano, sul quale si registra un’inversione di tendenza, ma in questo territorio in particolare abbiamo la necessità di agevolare la creazione di posti di lavoro. Un’operazione che passa attraverso scelte strategiche, a partire da un serio investimento sul turismo che ha potenzialità enormi. Il turismo italiano continuerà a crescere in modo esponenziale nei prossimi anni».

Cosa dice ad un risparmiatore tradito di Carife?

«Bisogna essere chiari: chi comprava le azioni di Carife non lo faceva per speculare, ma perché si fidava di un’istituzione che riteneva quasi fosse pubblica; non parlo dei grandi investitori, ma delle famiglie. Come siamo intervenuti prima per salvare i correntisti e poi per rimborsare gli obbligazionisti, ora abbiamo aperto il fondo di ristoro per i piccoli soci. Non è stato facile approvare quell’emendamento nell’ultima legge di bilancio, ma lo abbiamo fatto, ci sono i primi cento milioni. Io penso che si possa e si debba incrementare la dotazione del fondo e semplificare le regole come chiesto dai risparmiatori. È il mio impegno».

Quanto servirebbe per rimborsare tutti i piccoli soci danneggiati?

«Molto più della dotazione attuale, ma c’è spazio di manovra. La copertura di quell’emendamento è stata fatta, intelligentemente, non a carico dello Stato, ma utilizzando i conti dormienti. C’è molta capienza, la scelta è tutta politica. Io sono pronto a lavorarci in prima persona, come ho fatto perché fosse approvato l’emendamento, e per raddoppiare lo stanziamento iniziale nel passaggio tra Senato e Camera».

Il giudizio di molti azzerati non è tenero con il Pd…

«C’è tanta rabbia, lo so. Quando vedi sparire i tuoi risparmi sei portato a dare la colpa al governo in carica. Ma io posso dire di aver fatto la mia parte, silenziosamente e senza cercare i riflettori, per evitare guai più grandi e continuerò a fare così».

Vittorio Sgarbi, che è in lista con Forza Italia, scommette che il prossimo ministro della cultura sarà ancora ferrarese: o lui o lei, dice.

«Ho visto la vostra intervista. Io mi auguro di essere eletto nel collegio e che il centrosinistra vinca le elezioni. Poi che il ministro sia io o qualcun altro, non sta a me deciderlo. Certo mi auguro che non sia espressione della destra, perché la destra ha la Lega, è fatta da quelli che hanno teorizzato che con la cultura non si mangia, che hanno dimezzato il bilancio del ministero. Attenti, quella coalizione non ha solo Sgarbi».

I destini di cultura e turismo passano davvero dall’urna di Ferrara?

«Con Sgarbi ho un ottimo rapporto, venerdì inaugurerò la sua mostra in castello, però non va persa di vista una questione che deriva dai meccanismi della legge elettorale. Il voto disgiunto non c’è: se scegli Sgarbi nella lista di Forza Italia, automaticamente voti la leghista candidata contro di me».

Si vota a pacchetto, con un’unica croce per maggioritario e proporzionale. Che giudizio dà delle liste collegate alla sua candidatura?

«Buono. Per la personalità e il credito di Emma Bonino, sono convinto che +Europa darà un grande aiuto a tenere una linea fortemente europeista, come io voglio. La lista Insieme ha dentro esperienze forti, la Civica Lorenzin è guidata da una persona come Alberto Bova che in questi anni si è impegnata molto sui temi locali, che ha una sua rete estesa di contatti nel mondo dei moderati. Il Pd ha capolista Piero Fassino, cosa potrei chiedere di più?».

Ha già organizzato la sua macchina elettorale?

«Non è una corsa alle preferenze, la mia candidatura coincide con l’impegno del partito. Io farò tutto con la struttura territoriale del Pd, dai segretari di circolo alla segreteria provinciale. E con i nostri sindaci che ho consultato prima di candidarmi».

Dovrà impegnarsi anche in Romagna, dove è capolista al proporzionale, oltre che garantire gli impegni istituzionali?

«Anche quella della Romagna è stata una scelta territoriale. Abbiamo ragionato di Venezia, di Napoli e di altri territori, ma ho scelto un luogo con cui ho un legame fortissimo, e che ha importanti collegamenti ferraresi. Solo venti giorni fa ero a Rimini insieme alla Regione per presentare il progetto turistico “Destinazione Romagna”, che comprende anche il litorale di Comacchio. Credo che per me possa essere un unico percorso, un unico impegno».

Sabato pomeriggio, intanto, presenterà la sua candidatura a Ferrara. Con quale slogan?

«Sui manifesti e il materiale ho fatto scrivere “per la mia terra”: è il senso del mio impegno. Per me sarà l’ultima legislatura, voglio viverla come servizio per la città e il suo territorio, anche oltre i confini di partito. Ferrara ha molti problemi da risolvere, io ci metto il ruolo, le relazioni, il peso politico acquisito in questi anni».

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