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Sei secoli d’arte da casa Sgarbi alla corte d’Este

Vernissage con politici e celebrità Il critico: opere rarissime e fondamentali

«Nulla ci appartiene. La ricerca delle opere d’arte, che in un primo momento potrebbe sembrare quasi come una caccia egoistica, è in verità il tentativo di salvare dalla morte noi, le opere e gli artisti stessi». Con queste parole di Vittorio Sgarbi è stata inaugurata ieri pomeriggio “Da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati”, la mostra ospitata nelle sale del Castello Estense che fino al 3 giugno mostrerà ai visitatori parte della collezione privata Cavallini Sgarbi.

Un viaggio attraverso la storia dell’arte dal 1400 al 1900 ma anche attraverso una famiglia che, nel corso di circa quarant’anni (e non è ancora finita) ha dato vita alla «più importante collezione d’arte ferrarese dal Dopoguerra ad oggi», come lo stesso Vittorio Sgarbi l’ha definita. In tantissimi al vernissage della mostra. Tante celebrità, tra cui Pupi Avanti, Giovanna Melandri (fresca di conferma ministeriale alla guida del Maxxi di Roma), Franco Maria Ricci, Giordano Bruno Guerri e tanti cittadini che non si sono fatti scoraggiare dalla pioggia e dal freddo e hanno partecipato all’inaugurazione della rassegna. «La collezione Cavallini Sgarbi è frutto di una ricerca senza fine e le opere raccolte mostrano una sorta di “museo dell’anima” che va dal Rinascimento al Novecento con, e qui lo si vede bene, un accento sul mondo dell’arte ferrarese. La mostra e il catalogo - afferma il curatore Pietro di Natale - è frutto di un lavoro meticoloso che ho svolto con l’assistenza di circa quaranta persone. Non un compito gravoso ma un piacere scoprire questo “esercito” di opere e immagini che sono documenti di vita vera».

Elisabetta Sgarbi, che ha voluto insieme al fratello dedicare questa mostra alla madre Rina (scomparsa nel 2015) e al padre “Nino”, deceduto lo scorso gennaio, ha affermato: «Da anni vivo a Milano ma ogni volta che posso torno nella mia casa di Ro e continuerò a farlo. Più passa il tempo, più le radici ritornano. Questa mostra è un omaggio a quarant’anni di avventura e ad un rapporto rinnovato con la città». Il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha parlato di «mostra straordinaria». «Sono sicuro che “Da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati” avrà un grande successo. È un iniziativa importante per il Castello di Ferrara».

La mostra, rispetto ai precedenti allestimenti, non cambia “solo” nel titolo (era “Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi”) ma anche nelle opere esposte. Proprio per il contesto territoriale si è scelto infatti di “calcare la mano” sugli artisti legati direttamente o indirettamente al territorio. «Ci sono tante opere nuove, alcune delle quali mai viste prima nemmeno da me - afferma Sgarbi - come un Boccaccino che ho acquistato e non ho praticamente ancora visto». Nella mostra si entra attraverso una tenda che raffigura il salotto di casa: sculture, quadri, libri, il caminetto. «Abbiamo voluto entrare proprio nella dimensione domestica e familiare», ha detto Elisabetta Sgarbi. Un punto di inizio e di fine perché, in fondo al percorso, ricompare anche la “stanza dei giochi”. Quella sala che ha ospitato prima i giochi dei piccoli fratelli Sgarbi, poi i libri, le opere d’arte e infine, quando i genitori ormai anziani non riuscivano più a raggiungere la camera da letto al piano di sopra, quella stessa stanza dei giochi divenne la loro alcova. Un viaggio dunque che richiama la ciclicità della vita. «Gaetano Previati - prosegue il critico di Ro - chiude il percorso della mostra. Lui è tra i maestri essenziali della modernità, autore di opere travolgenti che hanno segnato la storia dell’arte». Centoquarantuno opere disseminate in quattordici sale. Le statue, i cofanetti, i quadri esposti in parete o posti sui piedistalli sono i protagonisti di un viaggio, un viaggio senza sosta che ha avuto e ha tuttora unicamente l’obiettivo di preservare e quanta più bellezza possibile.

«Ci sono artisti che magari hanno realizzato appena tre o quattro opere e queste sono introvabili. Qui - ha precisato Vittorio Sgarbi - si possono vedere anche opere rarissime». Rossella Locatelli delle Bonifiche Ferraresi ha aggiunto: «Sostenere questa iniziativa è stato per noi un dovere. L’area ferrarese per noi è importantissima e vogliamo investire per migliorare l’espressione del territorio», intento auspicato anche dal cavalier Paolo Bruni nel corso del suo intervento prima dell’inaugurazione. Anche Dario Bolis di Cariplo, ha sottolineato l’importanza dell’appuntamento: «Noi solitamente operiamo in Lombardia e Piemonte ma qui non potevamo mancare». «Il Rinascimento - ha concluso Sgarbi - attraverso le sue opere indica un’Italia sola, unita, ancor prima del Risorgimento e la capitale di tutto è Ferrara».

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