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La Shoah spiegata ai ragazzi e al consiglio

CENTO. «Perseguitati, ci siamo salvati grazie a persone meravigliose, italiani veri, che ci hanno aiutato, sfamato e protetto. Hanno capito che salvare un uomo, è come salvare l’umanità intera»....

CENTO. «Perseguitati, ci siamo salvati grazie a persone meravigliose, italiani veri, che ci hanno aiutato, sfamato e protetto. Hanno capito che salvare un uomo, è come salvare l’umanità intera». Applaudito l’emozionante intervento di Cesare Finzi, legato a Cento dalla nonna Levi. Prima ai ragazzi delle scuole centesi in Sala Zarri, poi nell’ambito di un consiglio comunale straordinario, Finzi ha testimoniato la tragedia di un bambino che, in seguito alle leggi razziali, ha perduto la sua infanzia, ha vissuto umiliazioni e persecuzioni, ha conosciuto la morte e la sofferenza di chi è stato deportato e di chi non è più tornato. «Testimonio - ha detto Finzi - per fare sapere e capire cosa è successo, di cosa è capace di fare l’uomo nel bene e nel male, che siamo tutti uguali». Ad aprire la seduta straordinaria, convocata per celebrare la Giornata della Memoria e ricordare le vittime dell'Olocausto, il sindaco Fabrizio Toselli: «Cento vuole assumere anche dal punto di vista istituzionale il concreto impegno di salvaguardia della memoria, che si traduce nella difesa quotidiana dei valori su cui si basa la nostra democrazia». Per l’occasione, le riflessioni dei capigruppo Marco Mattarelli e Piero Lodi e della consigliera Elisabetta Giberti. Ricordata poi la consegna da parte del prefetto della Medaglia d'onore del presidente della Repubblica agli Internati Militari e Civili ferraresi nei campi nazisti alla memoria del concittadino Ferruccio Bortoluzzi, catturato a Lero (Grecia) nel settembre 1943 dai tedeschi e deportato in Germania ed è stato liberato nell'aprile del 1945. Grazie al prezioso lavoro del nostro Archivio storico, il ricordo di Olga Padoa, ebrea, nata a Cento nel 1869, deportata ed è morta ad Auschwitz nel 1944; Ferruccio Milla, nato a Cento nel 1888 , deportato è morto ad Auschwitz nel 1944 insieme a tutti i fratelli. E ancora Giuseppe Malagodi, nativo di Cento, morto nel campo di sterminio di Gusen (Mauthausen).



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