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«Anche nella malattia hai lottato per il territorio»

Comacchio, una folla composta in duomo per l’ultimo saluto a Iginio Ferroni Alle esequie tanti amici e volontari, ma anche gli avversari politici

COMACCHIO. Una folla numerosa e commossa ha tributato, ieri pomeriggio nella concattedrale a Comacchio, l’ultimo saluto ad Iginio Ferroni, morto sabato scorso all’hospice di Codigoro, al culmine di una grave malattia. Per il commiato dal 65enne comacchiese, che dopo l’abbandono della politica attiva si era dedicato alla fotografia, alla pittura, senza mai abbassare la guardia sui problemi e sulle iniziative che riguardavano la sua città, si sono mobilitati in tanti, gente comune, ex amministratori comunali, la società calcistica locale della Comacchiese, amici e anche avversari politici di un tempo.

Il vicesindaco Denis Fantinuoli, in rappresentanza del Comune, ha letto, per volontà dei parenti di Ferroni, una lettera che il sindaco Marco Fabbri aveva recapitato all'amico in ospedale. «Caro Iginio, da quando ero bambino ti dipingo come una roccia, un combattente, un guerriero d'altri tempi, un uomo dal carattere forte tutto d'un pezzo - è uno dei passaggi della lettera del sindaco -; la politica, la tua grande passione, chissà, forse più della musica, ti ha fatto conoscere ai più, ma ti ha fatto anche distinguere dai più, perché a differenza di tanti, tu hai sempre saputo e voluto tenere distante dalla sfera umana dei sentimenti e delle amicizie. Ci mancherai tantissimo».

Accanto alla bara sovrastata da orchidee e rose bianche, il figlio Gianluigi, che insieme allo zio Tonino, ex portiere della Spal, ha condiviso gli ultimi tempi, quelli più sofferti della degenza ospedaliera del padre. Ma c'erano anche tutti i parenti, gli amici che con Ferroni condividevano la passione per la fotografia, volontari delle associazioni di volontariato, tra le quali le donne dell'associazione “Noi che ci crediamo ancora” del Lido degli Estensi e i componenti del complesso “The mustangs”, all’interno del quale Gino Bacchetta, così ancora 14enne fu soprannominato il comacchiese, aveva cominciato a suonare la batteria. «Iginio ci ha fatto uno scherzo - ha esordito, all'inzio dell'orazione funebre, don Stefano Zanella, sino alla scorsa settimana parroco del Lido degli Estensi -; se n'è andato troppo presto. Il suo è stato un percorso di avvicinamento a Dio costante, silenzioso, delicato. Pochi giorni prima di lasciarci, mi ha riferito che aveva scritto una lettera al vescovo per farmi rimanere al Lido e dopo una lunga chiacchierata, mi chiedevo dove trovasse la forza, visto che era così debilitato dalla malattia, per parlare dell’amore e dell’impegno profuso per il territorio».

Don Stefano ha poi esortato a cogliere l’esempio di Ferroni, «per trovare la gioia di sorridere e di stare insieme, al di là delle differenze, come ci ha insegnato lui».

Il duomo pieno di gente come non lo si vedeva da tempo, tutti per salutare l’uomo che ha sempre avuto una parola per chiunque. L’umo dalla battuta pronta e dallo spirito libero.

Katia Romagnoli

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