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Donazioni in aumento L’Avis ha un bilancio ok

Crescita a Ferrara, si registra un calo invece nei centri della provincia ridotti a 16 La ricerca di nuovi donatori per contrastare l’invecchiamento dei volontari

«L’Avis Comunale di Ferrara ha chiuso il 2017 con un bilancio positivo sia in termini di donazioni sia dal punto di vista economico».

Lo anticipa il presidente Sergio Mazzini nel suo comunicato ai soci invitati a partecipare all’Assemblea che si terrà sabato 24 febbraio alle ore 15 presso il Centro di raccolta di Corso Giovecca 165 durante la quale il Consiglio relazionerà prima sull’attività svolta e su quella che intende sviluppare in futuro e poi sul Bilancio consuntivo e preventivo.

«Il 2017 – prosegue Mazzini – è stato un anno ricco di progetti ed eventi realizzati per onorare e festeggiare i 50 anni di fondazione della nostra associazione con un obiettivo sempre molto presente e fondamentale per poter crescere ulteriormente: essere sempre più presenti sul territorio».

Se si guarda al grafico delle donazioni relativamente agli ultimi dieci anni si nota infatti un leggero ma costante aumento in quanto a Ferrara dalle 9.674 del 2010 si è arrivati l’anno passato ad un totale di 11.499; cambia invece la situazione nelle sedi di raccolta provinciali dove dalle 13.798 donazioni, si è oggi fermi a 9.934, pur registrando una nuova piccola crescita.

«I Centri della provincia dopo l’accorpamento deciso per diminuire le spese – precisa il presidente Avis Provinciale Davide Brugati – sono oggi 16 e forse il calo delle donazioni va attribuito anche alla soppressione di alcune sedi, alla situazione di Poggio Renatico che a causa del terremoto 2012 effettua i prelievi in un prefabbricato in attesa della costruzione in Castello del nuovo Centro e di quella di Cento troppo piccola per la nostra attività di raccolta e per questo in fase di ampliamento».

Fra le altre cause attribuibili al calo c’è sicuramente il fatto che la popolazione dei donatori sta invecchiando e quella attiva con l’avanzare dell’età è più soggetta ad ammalarsi e quindi a fermarsi ; fatto fondamentale è che non viene sostituita da un adeguato ricambio generazionale a cui si aggiungono molte difficoltà ad indurre i giovani potenziali donatori a dare il sangue.

«Una risorsa sembra possa arrivare dalle comunità ortodosse e musulmane – prosegue Mazzini – con le quali abbiamo stretto concreti rapporti di collaborazione , dalla scuola dove continuamente facciamo proseliti, dall’Università, dalle Contrade e dall’Ente del Palio, dal mondo dello sport e del lavoro. Le 1001 nuove donazioni del 2017 che nel 2015 erano 882, sono oggi un incoraggiamento a guardare al futuro con fiducia».

La differenza fra la situazione del Centro di raccolta di Ferrara ( Corso Giovecca) e la Provincia può attribuirsi anche al fatto che in città c’è la possibilità di donare nel pomeriggio del lunedì e giovedì e che per i donatori nulla è cambiato dopo le normative che hanno portato all’accorpamento di alcune sedi , se non in meglio in quanto il Centro di Ferrara è diventato ancor più ampio ed accogliente persino riservando uno spazio giochi per i bambini dei donatori.

Margherita Goberti



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