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FERRARA

«In un anno sono stato 15 ore con mia figlia»

Uomo può vedere la piccola solo in colloqui protetti. Il suo legale: accuse infondate di maltrattamenti

FERRARA. Quella di Giovanni (nome di fantasia per tutelare l’identità di tutti i protagonisti della vicenda) è la storia di un padre separato, come tanti, alle prese con infiniti ostacoli burocratici, che gli impediscono di vedere la figlia. Lo sfogo dell’uomo, un pescatore 50enne ferrarese è impresso nero su bianco in una lettera scritta in prima persona, dalla quale traspaiono disperazione e avvilimento. «In un anno - spiega l’avvocato Maria Luigia Mezzogori -, il mio assistito ha potuto vedere sua figlia di un anno e mezzo per complessive 15 ore, durante colloqui protetti. La bimba è felice quando vede il padre. Si dovrebbe garantire la bi-genitorialità, ma è un aspetto che non può restare confinato alle chiacchiere». Su Giovanni pende una denuncia per maltrattamenti familiari, ma secondo il legale dell’uomo «non ci sono prove per maltrattamenti, mentre lui provvede regolarmente a versare un assegno mensile di 400 euro all’ex compagna».

Tutto inizia un anno fa quando la compagna di Giovanni, 40enne straniera, a seguito dell’intervento del Centro antiviolenza di Ferrara, viene accolta con la bimba in una casa-rifugio con indirizzo secretato. «Ma il mio assistito sapeva che era andata al forno - sottolinea Mezzogori - e, quindi, presenta denuncia per scomparsa e sottrazione di minore. Solo in un secondo momento si viene a sapere che sono intervenuti i servizi sociali. Facciamo allora atti in tribunale per saperne di più, ma ne nel giro di un anno si viene a scoprire che l’ex-convivente ha già cambiato domicilio almeno due volte». A rafforzare il racconto dell’avvocato sono proprio le parole di Giovanni nella sua lettera sfogo: «Nessuno si è mai preoccupato di capire, valutare o vedere come si svolgeva la vita in casa mia, di chiedermi ragione di qualunque cosa - scrive -; devo premettere che non ho mai osato in alcun modo alzare anche solo un dito sulla mia compagna, né di maltrattarla in alcun modo... Mai la mia compagna aveva detto di volersi separare da me».

E adesso, la disperazione, unita al senso di impotenza, si fa strada soprattutto dopo che «mia figlia mi ha detto dopo uno degli ultimi incontri che aveva dolore ad una gamba, perché era stata presa a cinghiate dalla mamma. Il giudice ha disposto accertamenti, che per me sono mancati in assoluto». È un grido di dolore quello di Giovanni, che vuole solo e soltanto riabbracciare la figlia, «perché l’ho sempre protetta ed amata».
 

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