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la cerimonia

La prima pietra per la nuova chiesa di San Giacomo

Ieri la simbolica cerimonia per l’inizio dei lavori all’Arginone. La benedizione del vescovo Perego: che sia la casa di tutti

FERRARA. Tutta la comunità di via Arginone ha assistito ieri alla benedizione e alla posa della prima pietra del nuovo complesso parrocchiale di San Giacomo apostolo. «Una casa fra le case – ha annunciato l’arcivescovo mons Gian Carlo Perego – dove si condivideranno tanti momenti diversi della vita quotidiana; una testimonianza forte della Fede, un richiamo per la comunità cristiana che ha accolto l’invito dell’apostolo “alla pazienza ma anche alla gioia”».

L’attesa per questa nuova costruzione è stata infatti lunga cinque anni ma ieri, nella giornata che ricorda la Madonna di Lourdes, è stato finalmente il giorno della gioia. Suggestiva è stata poi la cerimonia della composizione della prima pietra nella quale sono state inserite la pergamena firmata dall’arcivescovo e da Francesca Vergnani una parrocchiana presa a simbolo di tutta la comunità, i disegni dei bambini che hanno progettato la loro chiesa, una reliquia di San Giacomo, il foulard della Contrada del Palio intitolata all’apostolo, una conchiglia proveniente da Santiago di Compostela, un contrassegno sacerdotale, una stella marina, un librettino scritto da una mamma in occasione della cresima di suo figlio; tutto opportunamente sigillato perché si conservi nei secoli a venire.

Quindi si è formata una lunga processione con autorità, sacerdoti e fedeli verso il luogo dove sorgerà la nuova chiesa per porre la pietra nel punto esatto dove sarà innalzato l’altare .

«Costruire una chiesa è un evento molto complesso – ha sottolineato don Roberto Tagliaferro, un liturgista giunto da Piacenza che ha collaborato moltissimo con l’équipe dello Studio di architetti a cui è stata affidata la realizzazione del progetto – Spesso lo si faceva su un’altra chiesa o su un tempio pagano per conservare l’importanza e il riconoscimento del luogo sacro. Non dimenticate che mentre voi fate la chiesa la Chiesa farà voi». Di fronte al progetto il parroco don Matteo Visentini rimase in un primo tempo un po’ perplesso, poi quando gli spiegarono i significati simbolici della struttura, allora dichiarò «Grazie perché con le mani avete dato gloria a Dio». L’architetto Benedetta Tagliabue ha spiegato che la nuova chiesa avrà due caratteristiche principali: sarà strettamente radicata nella città e sarà leggera, calda come la casa di tutti. «Abbiamo pensato a una mongolfiera che si posasse sul tetto di mattoni; all’interno su una rete di legno e una grande sala dove si dovrà avvertire il senso di appartenenza e abbiamo affidato la parte iconografica all’artista Enzo Cucchi che completerà l’insieme». Valori necessari per ridare a un quartiere particolarmente segmentato, come ha concluso il sindaco Tagliani, elementi sociologici, della memoria che non faranno sentire il distacco dal centro storico.

Era presente anche don Stefano Zanella, responabile dell’ufficio tecnico della diocesi.

Margherita Goberti


 

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