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«Tariffe al buio, le imprese rischiano la maxistangata»

Confesercenti: nessun riscontro per capire i costi e monitorare i conferimenti Per il calcolo della produzione di indifferenziata usati parametri di 15 anni fa 

C’è uno spettro che si aggira tra gli imprenditori ferraresi, quello della prima bolletta dei rifiuti. Il timore di una stangata si sta rafforzando tra le cosiddette “utenze non domestiche” a causa delle troppe incertezze e dei tanti problemi tecnici che - sostengono - stanno accompagnando l’introduzione della tariffa puntuale. Le associazioni di categoria, unite, nei giorni scorsi hanno messo nero su bianco le loro preoccupazioni, e inviato un documento all’amministrazione comunale. Ora è Nicola Scolamacchia, presidente di Confesercenti, a farsi portavoce delle perplessità delle imprese, chiedendo a Hera e Comune la garanzia «che nessuna attività pagherà mai un euro in più rispetto a quanto si sarebbe pagato con le tariffe 2017, fino a quando le tariffe e il sistema di monitoraggio dei conferimenti individuali non siano disponibili».

Temete di pagare di più rispetto al vecchio sistema. Perché?

Premetto che condividiamo l’introduzione della tariffa puntuale con due anni di anticipo sull’obbligo fissato dalla Regione per il 2020, ma al tempo stesso riscontriamo alcune scelte illogiche da parte del Comune. A cominciare dalla decisione di continuare a utilizzare coefficienti non più attuali per stimare la quantità di rifiuti prodotta. Si fa ancora riferimento allo studio che il Comune aveva commissionato al dottor Mario Sunseri, 15 anni fa, quando la raccolta differenziata era ancora molto poco praticata. Un esempio? Nel 2002-2003 gli scarti di un negozio di frutta e verdura finivano nell’indifferenziato, non nell’umido, eppure si continua a stimare la produzione di rifiuti con quegli stessi parametri presuntivi palesemente superati. Ci sembra quantomeno azzardato, tanto più che i tre quarti della tariffa si fondano su questi criteri vecchi di quindici anni. Abbiamo chiesto più volte di poter visionare lo studio Sunseri, invano. Così come non abbiamo mai ottenuto di vedere metodo e risultati della sperimentazione di Ponte.

A proposito della sperimentazione, da più parti si avverte l’impressione di un’occasione mancata, o perlomeno insufficiente a far emergere problemi e intoppi. Lo stesso Comune ha ammesso che per alcune tipologie di impresa il rischio di essere penalizzate è più che concreto.

L’impressione in effetti è quella di una corsa in avanti troppo frettolosa, visto che nel primo mese di entrata in vigore del nuovo sistema sono state registrate diverse criticità un po’ da tutte le associazioni di categoria. Ci sono eccome tipologie di attività che rischiano di essere particolarmente penalizzate, perché producono rifiuti indirettamente, non per mano propria ma della clientela. Prendiamo gli hotel: mica si può entrare nelle camere dei clienti per controllare se hanno separato i rifiuti, o chiedere ai dipendenti di mettere le mani nei cestini dell’immondizia. Pensiamo poi a quegli esercizi, come i distributori di carburante o i lavaggi auto che lavorano in spazi di grandi dimensioni e, soprattutto, funzionano in modalità self-service anche nelle ore notturne rischiando di trasformarsi in discariche. Ma ci sono anche aziende, ad esempio le tappezzerie, che pur comportandosi nel modo più virtuoso possibile producono grande quantità di rifiuti indifferenziati, con evidenti svantaggi.

Il Comune aveva annunciato l’attivazione di un Osservatorio per monitorare i costi per le imprese.

«Chiediamo appunto che l’Osservatorio sia istituito al più presto, fornendo già dalla prossima settimana dati in merito ai quantitativi raccolti per tipologia di utenza e di attività economica, e se queste sono in linea con quanto atteso, così da poter introdurre eventuali modifiche a regolamenti e tariffe prima che vengano approvati dal Comune».

Erano state diffuse tabelle, come quella pubblicata qui in alto, con le quote fisse previste.

«Si tratta solo di stime basate su proiezioni, ma non c’è ancora la delibera con le tariffe precise. L’impressione è che si tratti di cifre irrealistiche, e che gli imprenditori stiano navigando al buio. Troviamo grave questa applicazione “retroattiva” di tariffe che non sono al momento note, mentre ci sono tanti cambiamenti in atto. Questo non è solo in palese violazione dello Statuto del Contribuente, ma espone al rischio di maxi bollette le imprese, che a oggi non hanno nessun elemento per sapere quanto hanno conferito, né quanto costa ogni conferimento».

Quali sono gli altri elementi di incertezza?

«Appunto la mancanza di un sistema che consenta a ogni impresa di sapere quanto ha conferito e quanto potrà ancora conferire in franchigia, ovvero quanti conferimenti prepagati ancora gli spettano. Basterebbe una app, come già avviene per gli abbonamenti telefonici, oppure un accesso a internet con cui monitorarsi attraverso un codice utente: sarebbe un incentivo per chi è già virtuoso e un campanello di allarme per chi sta sforando. Di tutto questo non c’è traccia, né abbiamo riscontri sulla tempistica con cui di provvederà. Così riscontriamo poi il ritardo, da parte di Hera, di effettuare l’annunciato tutoraggio alle imprese, anche per la scelta del contenitore più adeguato».

A proposito di contenitori, una delle criticità che sottolineate è il fatto che quelli dell’indifferenziata restino aperti e accessibili a tutti.

«Questa è una delle incongruenze più incredibili. I contenitori per la differenziata, con conferimenti gratuiti, vengono forniti con la chiave, mentre quelli per l’indifferenziata, con costi per le imprese legati al numero degli svuotamenti, viene fornito privo di chiave. Così ci sono cittadini che ne approfittano e buttano i loro rifiuti nei nostri contenitori, con altri litri e litri di rifiuti che l’impresa dovrà pagare».

Secondo voi c’è bisogno di un passo indietro?

«Vogliamo che i primi sei mesi del nuovo sistema vengano utilizzati per sistemare tutti questi aspetti operativi per consentire alle imprese di rendersi conto di come sta andando e quanto potrebbero pagare. Finché tutto questo non sarà chiarito e sistemato, vogliamo la certezza che non sarà pagato un euro di più rispetto all’anno scorso. Se nel 2017 un’impresa aveva pagato 100 e si ritrova 107 in bolletta, ebbene pagherà sempre 100 e resterà fuori di 7, con l’impegno a migliorare avendo però a disposizione tutti gli elementi con cui potersi regolare. Viceversa se la tariffa risulterà più bassa sarà tanto di guadagnato. Ma senza un quadro preciso il rischio è procedere a spanne per ricevere poi una stangata».

Alessandra Mura

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