Quotidiani locali

La solitudine della guardia La terapia entra in carcere

Un progetto dedicato al benessere sul luogo di lavoro per gli agenti penitenziari La proposta lanciata dalla Garante dei detenuti, incontri di gruppo con psicologi

Respirano ogni giorno rabbia e sofferenza, condividono con i detenuti ore trascorse al chiuso, in ambienti poco illuminati. Reclusi, a loro volta, in spazi che finiscono per diventare un mondo a sé, parafulmine delle frustrazioni di chi vive sospeso tra punizione e paura del futuro. Stress e sindrome da burn-out sono compagni di viaggio di chi lavora in carcere: gli agenti penitenziari prima di tutto, ma anche gli educatori e gli operatori sanitari.

Nasce da queste premesse il progetto - che parte oggi e proseguirà fino a luglio - “Benessere sul luogo di lavoro per il personale operante nella Casa Circondariale di Ferrara”, proposto dalla Garante per i detenuti di Ferrara, Stefania Carnevale, in seguito alle visite alla Casa Circondariale. L’iniziativa ha raccolto unanime sostegno e consenso non solo da parte del Garante regionale Marcello Marighelli, e del provveditorato regionale, ma anche del Comune di Ferrara e dei responsabili della Casa Circondariale ferrarese. Il progetto, ha spiegato Stefania Carnevale, prevede una prima fase con lo svolgimento di 8 incontri della durata di due ore, dedicati a temi specifici riguardanti il lavoro in carcere. Seguirà una seconda fase con la creazione di gruppi di parola per permettere la libera manifestazione del pensiero e far emergere tensioni e disagi. Gli incontri saranno tenuti da psicologi e psicoterapeuti di Jonas, una onlus nata del 2003 allo scopo, ha spiegato la referente Claudia Tinti, «di occuparsi di chi vive ai margini della società». Il sodalizio ha creduto così tanto nel programma da investirvi non solo risorse professionali, ma anche economiche, che vanno ad aggiungersi a quelle messe a disposizione dal Garante regionale (2000 euro) e del Comune (10mila euro nell’ambito dei Piani di Zona).

L’invito a partecipare, ha aggiunto la Comandante della polizia penitenziaria ferrarese, Annalisa Gadaleta, è stato colto con entusiasmo dagli operatori: «La risposta è stata massiccia, gli incontri programmati sono già al completo, a conferma di quanto questo progetto fosse necessario. La privazione della libertà porta con sé un indotto di sofferenza, a causa di problemi collaterali come una separazione, la gestione di figli piccoli, le incertezze del dopo scarcerazione. Tensioni che finiscono per gravare sugli operatori penitenziari».

L’iniziativa è ancora sperimentale, ma non si esclude, ha sottolineato Marighelli, di proporla anche a livello regionale. Fondamentale, hanno ribadito entrambi e Garanti e la stessa Comandante, il supporto del Comune, «tra i più sensibili e attenti alle problematiche del carcere». Al teatro, agli orti, alla scuola e al giornalino si affianca dunque questo progetto, ha sottolineato l’assessore Chiara Sapigni, «per potenziare il dialogo tra la città e la Casa Circondariale, che non deve rimanere un mondo isolato». Un microcosmo in cui operano 180 agenti penitenziari (quando ce ne vorrebbero 211) e che al momento ospita 352 detenuti. Sul nodo-sovraffollamento la comandante Gadaleta ha ribattuto: «Al momento non abbiamo questo problema, il parametro dei tre metri quadrati a detenuto è rispettato».

Alessandra Mura

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