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Lettera alla Fondazione «Una svendita, a chi giova?»

Allarme di un gruppo di imprenditori rivolto al socio di maggioranza  «Nel passaggio alla Popolare di Sondrio c’è l’incognita del valore delle azioni»

«A chi giova la svendita della Cassa di Risparmio di Cento?». Sono imprenditori, liberi professionisti e privati cittadini a sollevare dubbi e perplessità sull’operazione, avviata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, che prevede dopo tanti anni di vita, la cessione del controllo della Cassa di Risparmio di Cento spa. E lo fanno con una lettera aperta, sottoscritta da oltre quaranta persone - ma la raccolta firme è ancora in corso - inviata al consiglio d’indirizzo e al consiglio d’amministrazione della Fondazione bancaria.

«Ci chiediamo – scrivono i firmatari - a chi possa giovare e quali siano i reali motivi alla base di una scelta che, per lo sviluppo locale, non esitiamo a definire sconvolgenti e incomprensibili. C’è chi afferma che la svendita della CariCento sia necessaria in quanto la Fondazione dovrebbe ottemperare al Protocollo Abi/Mef del 2015, che pone un limite del 33% dell’attivo dello stato patrimoniale impegnato verso un singolo soggetto (oggi CRC), da raggiungere tra oltre due anni, entro il 22 aprile 2020». Motivazioni che ai firmatari, paiono «inconsistenti, in quanto la svendita della banca si concretizzerà per la gran parte con uno scambio di azioni della Banca Popolare di Sondrio (BPS). Cambierebbe quindi il singolo soggetto, da CRC a BPS, ma il limite del 33% resterebbe superato. Un limite inoltre – sottolineano – che deriva da un Protocollo e non da una norma di Legge. In stesso, è previsto una eventuale revisione nel 2019, tanto che altre Fondazioni di origine bancaria hanno già ottenuto formali proroghe a tale scadenza». Inconsistente, per i firmatari del documento, anche la motivazione secondo cui la vendita della CRC sarebbe utile per «dare alla Cassa maggiore solidità. In data del 30 settembre 2017 il CET 1 ratio (principale parametro che è indice della solidità di una banca) era superiore per la CRC (12,80) rispetto a quello della BPS (11,59)». A chi sostiene che la vendita della CRC sarebbe opportuna per consentirle di sviluppare nuove sinergie con una banca di dimensioni maggiore, la replica: «Non esistendo alcun Piano Industriale della Cassa dopo la sua svendita risulta certo che, il livello di capacità tecnologica di CRC – in continua evoluzione – è ai vertici del sistema bancario, mentre in caso di abbandono del suo attuale partner dei servizi bancari (Cedacri), la Banca verrebbe obbligata a pagare una ingente penale». Dichiarati invece dalla BPS gli obiettivi di integrazione da raggiungere: “Ai suoi azionisti a fine 2017 sottolineava la massima convenienza nella acquisizione delle capacità tecnologiche della Cassa, e scriveva “L’iniziativa di acquisizione della quota di controllo di CRC rappresenta un’opportunità di crescita attraverso l’attivazione di sinergie di ricavi addizionali e benefici sul fronte dei servizi…”.

Appurato quindi che il legittimo e prioritario interesse della BPS non parrebbe essere quello della crescita della CRC e dei suoi dipendenti (voci sindacali parlano di circa 100 esuberi), ma la crescita dei propri ricavi e benefici, risulta smentito che la vendita della CRC giovi alla Cassa e ai suoi azionisti”. Nelle preoccupazioni dei sottoscrittori del documento c'è anche l'incognita del valore delle azioni di CariCento: «Sulla base delle informazioni trapelate che nello scambio tra azioni della cassa e azioni della BPS, (6 euro per azione), il Patrimonio della Fondazione verrebbe più che dimezzato. Un valore assolutamente incongruo. Auspichiamo di aver capito male».

Da qui, la speranza che i componenti del Consiglio di Indirizzo e di Amministrazione della Fondazione, una volta chiamati ad assumere la definitiva decisione in merito alla vendita della CRC, tenuto conto che la lettera d’intenti sottoscritta dal Presidente della Fondazione è dichiarata non vincolante da BPS, sapranno valutare adeguatamente ed in assoluta autonomia, tutti gli effetti della loro decisione. «Una decisione di cui dovranno assumersi per sempre la responsabilità nei confronti di tutta la Comunità di Cento».

Beatrice Barberini

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