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Sant’Anna, i dottorandi “rinforzano” i reparti

Ferrara, accordo fra università e azienda sanitaria per utilizzare i ricercatori: potranno svolgere anche l’attività assistenziale. Vantaggi e vincoli della novità

FERRARA. Si ritroveranno attorno al letto dei pazienti del Sant’Anna e scambieranno le loro osservazioni con i medici titolari del servizio intercalando questa nuova attività con una lezione, un accesso in laboratorio o un seminario di formazione. Per i futuri scienziati iscritti al dottorato di ricerca in materie sanitarie di Unife «è un’opportunità importante - spiega il rettore dell’università di Ferrara, Giorgio Zauli - che consente di accrescere le competenze affiancando alla ricerca il lavoro clinico, svolto in corsia». Ma anche l’ospedale di Cona potrà trarre beneficio dalla novità. La svolta è già stata recepita dal sistema sanitario e universitario ed è operativa.

La Regione ha introdotto questa possibilità attraverso un protocollo firmato con i quattro atenei dell’Emilia Romagna il 29 luglio 2016. Per applicare la normativa serviva l’accordo tra azienda ospedaliera e Unife, che è stato recentemente definito precisando le modalità con le quali i ricercatori in formazione, già titolari di una specializzazione in campo medico, potranno partecipare all’attività clinica nelle unità operative.

«Non si tratta di un percorso automatico, ma legato a precise condizioni - osserva il direttore sanitario del Sant’Anna, Eugenio Di Ruscio - Serve una richiesta del responsabile del reparto e del direttore di dipartimento sulla quale esprime un parere la direzione medica dell’ospedale prima di autorizzare l’impiego del dottorando, che a sua volta deve dare il consenso».

Un passo legato «a specifiche esigenze assistenziali e di programmazione delle attività» ospedaliere, recita l’accordo che prevede un rinforzo dei reparti nella sua componente medica.

«Questa opportunità viene già offerta ai professori universitari di prima o seconda fascia e agli assegnisti di ricerca che affiancano al percorso universitario il tempo dedicato all’assistenza - prosegue Di Ruscio - l’accordo appena entrato in vigore estende l’intesa ai dottorandi che sono già in possesso di una specializzazione». Potranno essere utilizzati in reparto come il personale in organico, ma con alcuni vincoli: l’orario non potrà prolungarsi oltre le 15 ore di servizio settimanale, l’attività inoltre potrà essere sospesa nel caso «venissero meno le esigenze assistenziali» o «non venissero garantiti dal titolare del dottorato di ricerca i livelli di attività concordati». L’articolo 4 bis dell’accordo prescrive e aggiunge che i titolari di assegno di ricerca autorizzati allo svolgimento delle attività assistenziali percepiranno una indennità integrativa oraria (lorda) di 24,50 euro. Il documento aumenta il livello di integrazione tra azienda ospedaliera e università, una convergenza che si sta definendo, attraverso altri protocolli concordati, tra Sant’Anna e azienda Usl per i servizi offerti sul territorio e negli altri ospedali della provincia. Recentissima la nomina dei direttori di nove super-dipartimenti sanitari integrati. «Sarà più facile quindi in futuro, per l’azienda ospedaliera, procurarsi specialisti di cui negli ultimi tempi il sistema sanitario soffre la carenza, come pediatri o esperti dell’emergenza, anche se si tratta di personale non inserito stabilmente in organico ma che desidera proseguire la carriera universitaria», sottolinea Di Ruscio. «Uno studente che si appresta a frequentare la facoltà di Medicina sa che per laurearsi servono almeno sei anni a cui si aggiungono altri quattro-cinque anni di specializzazione - chiosa il rettore - Se ha intenzione di completare la propria formazione di ricercatore con l’attività clinica oggi ha la possibilità di anticipare l’ingresso in reparto da dottorando. Legge e protocollo sono state una scelta intelligente, adesso potranno coglierne i frutti anche i futuri ricercatori».



 

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