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«I due ragazzi capaci di intendere e di volere»

Le conclusioni dei periti nominati dal tribunale. Gli accusati presenti in aula. Delitto premeditato: Manuel Sartori e Riccardo Vincelli non hanno attenuanti

BOLOGNA. Manuel Sartori e Riccardo Vincelli, accusati dell’omicidio dei coniugi Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni sono capaci di intendere e di volere ed hanno agito con premeditazione. Si è svolta ieri mattina la seconda udienza al Tribunale dei minori di Bologna dove è stato comunicato l’esito di tre mesi di lavoro dei periti del giudice che hanno analizzato i due ragazzi prendendo in considerazione ogni singolo dettaglio della loro vita e nessun tipo di patologia è stata riscontrata. I due sono accusati di duplice omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e da futili motivi.
Riccardo Vincelli, figlio della coppia uccisa e - per l’accusa - mandante dell’omicidio, è arrivato da Torino dove fin da subito è stato portato perché vi abitano alcuni parenti. È entrato in aula poco prima delle 10, vestito con una lunga giacca di lana grigia, i capelli completamenti rasati e chiuso nelle spalle larghe. Lui, così alto e imponente ha tenuto sempre lo sguardo fisso davanti a sé, senza mai incrociarlo con quello delle altre persone presenti e arrivando a chiedere un foglio bianco con cui cercare di coprirsi il volto. Il ragazzo farà diciotto anni tra poco meno di tre mesi. Manuel Sartori, da poco maggiorenne, è invece uscito dalla stanza dove ha atteso di essere chiamato in aula con fare sicuro, avvolto nel suo cardigan, pantaloni alla caviglia, sneakers senza calze e capelli perfetti.
Riccardo è solo, è sempre stato solo in quest’anno difficile e lo era anche ieri mattina, accompagnato dall’avvocato Sandro De Marco che ha sostituito il legale Gloria Bacca e da un tutore.

Una solitudine che si legge negli occhi che per quanto impenetrabili restano quelli di un ragazzino di 17 anni. Manuel ha invece la fortuna, e la speranza è che se ne renda davvero conto, di avere vicino una madre e un padre che non lo hanno mai abbandonato, che sono rimasti accanto a lui dalla notte dell’omicidio, il 10 gennaio del 2017, fino a ieri mattina quando lo hanno sentito per dirgli che non sarebbero potuti essere in Tribunale ma che col pensiero non l’avrebbero lasciato solo. La mamma, il papà e i fratelli. Ma anche la fidanzatina e gli zii: il diciottenne cammina sicuro perché qualcuno gli tiene la mano, lo aggiorna su quello che succede fuori, gli fa capire che si può andare avanti.
I periti non hanno avuto dubbi, i due ragazzi non hanno patologie tali da giustificare l’incapacità parziale o totale di intendere e di volere. In poche parole, stanno bene oggi come all’epoca dei fatti (avevano 16 e 17 anni) e se sono stati incapaci di affrontare e di reggere un certo tipo di situazioni è solo perché troppo piccoli.
«Riccardo era più reattivo del solito questa volta - spiega l’avvocato difensore Sandro De Marco - Non l’ho visto male, anche se come si può ben immaginare la situazione è molto difficile. Abbiamo avuto un incontro interlocutorio, ci è stato comunicato l’esito della perizia, speravamo naturalmente di avere risposte diverse essendo stati noi a chiedere che venisse eseguita e adesso non ci resta che aspettare l’udienza di martedì».
Il processo è iniziato il 18 ottobre e durante la prima udienza (è stato scelto il rito abbreviato) il giudice Anna Filocamo ha accolto la richiesta di perizia psichiatrica per entrambi i ragazzi e ieri mattina, dopo la lettura delle motivazioni dei periti, è stata fissata la prossima udienza per martedì 20 febbraio, giorno in cui si dovrebbe arrivare a sentenza.

«Ci aspettavamo un esito del genere - fa presente l’avvocato di Sartori Lorenzo Alberti Marangoni Brancuti - Avevamo già chiesto la scarcerazione e l’affidamento ad una comunità che però erano stati negati. Manuel era tranquillo perché per noi la risposta scontata. Questi sono casi molto duri e particolari, occorre stare molto attenti anche a dare o non dare l’incapacità. Adesso vedremo come andrà a finire».
I periti non si sono pronunciati sulla possibilità di reiterazione del reato e sulla pericolosità dei ragazzi non essendo necessario considerato che non è stata riconosciuta l’incapacità.
La ricostruzione, basata sulle confessioni, vede come esecutore materiale del delitto Manuel Sartori, oggi maggiorenne: uccise i Vincelli nel sonno utilizzando una grossa accetta. Fu poi il figlio, mandante dell’omicidio, a dare allarme dicendo di aver trovato i genitori massacrati in casa. Dopo poche ore i due ragazzi vennero interrogati e arrestati. Confessarono subito, la notte stessa.
 

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