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«Minori allontanati a Ferrara nella media Tanti quelli aiutati»

Buccoliero commenta i dati provinciali dei servizi sociali «I genitori hanno il diritto di protestare, ma priorità ai figli»

È ovvio che parlare di minori è sempre tema delicatissimo, ma è un dato comunque rilevante quanti siano nella nostra provincia i minori per i quali serve l’intervento dei servizi sociali, sia esso limitato ad un controllo o si arrivi ai casi più estremi con l’affido.

Sul tema interviene Elena Buccoliero, giudice onorario Tribunale per i minorenni di Bologna e referente Ufficio diritti dei minori del Comune di Ferrara. Prima però una doverosa correzione, visto che la settimana scorsa abbiamo pubblicato i dati dei minori in tutto il territorio provinciale seguiti dai servizi sociali nel 2016. La correzione riguarda le unioni Terre e Fiumi e Valli e Delizie. La prima è sì già entrata con l’Asp di Ferrara ma i minori in carico sono calcolati separatamente e per il 2016 sono stati 539. L’Unione Valli e Delizie da giugno 2016 ha invece affidato l’incarico all’Asp “Eppi - Manica - Salvatori”, la quale non ha ancora presentato il bilancio 2016, ma i minori in carico come primo anno sono 437, portando di fatto il totale provinciale a circa 4.000 minori seguiti nel 2016.

«Abbiamo bisogno di promuovere una cultura di protezione dell’infanzia e i media hanno un ruolo importante - spiega la Buccoliero -, ma devono giocarselo bene ed è quasi impossibile farlo sul singolo caso, anche se lo capisco, dispiace rinunciarci: ogni storia emoziona, indigna, fa audience. In oltre dieci anni al Tribunale di Bologna, lavorando con famiglie di tutta la regione, qualche volta mi è capitato che un procedimento di cui avevo notizie approfondite venisse affrontato dalla cronaca: malamente. I genitori arrivano ai giornalisti per commuovere, guadagnarsi l’opinione pubblica, comunicare il loro legittimo dolore. Legittima la sofferenza ma estremamente parziali le informazioni: non conosco genitori trascuranti, maltrattanti o abusanti che lo raccontino ai giornali, mentre operatori e magistrati hanno l’obbligo del silenzio. Quegli allontanamenti erano solidi e necessari ma non si poteva spiegare, e intanto si dilatano leggende che non aiutano nessuno. Danneggiano prima di tutto i bambini, perché spesso vengono riconosciuti, subissati di domande, giudicati… e non è una bella esperienza».

Ma i genitori hanno il diritto di protestare, no?

«Questo è incontestabile. Se i servizi sociali non soddisfano c’è il Garante dell’Infanzia, se i provvedimenti giudiziari non piacciono ci sono gli altri gradi di giudizio, e sempre si può avere assistenza legale, anche a spese dello Stato se privi di reddito. Le battaglie giudiziarie per i bambini non si combattono in cronaca, dove invece sarebbero auspicabili approfondimenti seri sulla condizione dell’infanzia. Ogni grammo di attenzione che un padre o una madre dedicano per scrivere a una redazione lo sottraggono all’unica occupazione raccomandabile: chiedersi se hanno sbagliato qualcosa e provare a cambiare, nell’interesse dei figli e proprio. I servizi ci sono apposta, per aiutare le famiglie. Ma il primo obiettivo degli operatori è tutelare i bambini: anche dai genitori quando è necessario.

Ma qual è la soluzione migliore per un minore in caso di problemi in famiglia?

«La bigenitorialità è un diritto dei bambini - risponde -, non dei genitori. Non dev’essere un mito e neppure un dogma. La famiglia è il luogo più importante per la vita dei bambini ma proprio per questo è anche il più pericoloso. La stragrande maggioranza della violenza sui più piccoli la esercitano i genitori, non gli orchi delle favole, e fa danni enormi. I dati italiani, completi e approfonditi, nessuno li conosce perché purtroppo il nostro Paese non ha una raccolta sistematica su questi argomenti. Questa sì è una mancanza gravissima, uno scandalo da sollevare. La prima e unica ricerca nazionale (Cismai, Terres des Hommes e Garante Nazionale dell’Infanzia, 2015) parla di 5 bambini su 100 in carico ai servizi sociali, di cui 1 su 5 per un qualche tipo di maltrattamento: fisico, psicologico, sessuale, trascuratezza grave, violenza assistita, ecc.».

E guardando a Ferrara quali numeri emergono?

«Stiamo ai dati certi, perché spesso si rischia di darne di fuorvianti. Asp Ferrara è il servizio sociale che si occupa dei Comuni di Ferrara, Masi Torello e Voghiera. Il bilancio sociale 2016 di Asp Ferrara indica che in quell’anno, su 17.620 minorenni residenti, 1.868 erano seguiti dal servizio sociale e, di questi, 156 erano fuori famiglia (49 in affido, 107 in strutture residenziali). I 107 comprendono anche 14 bambini in protezione con la madre e 67 minori stranieri non accompagnati, per i quali la comunità è l’unica chance (poche famiglie sono disposte ad accogliere un adolescente straniero, probabilmente traumatizzato, che non parla una parola d’italiano, ed è una difficoltà comprensibile). Se escludiamo dal conto i minori stranieri non accompagnati e i bambini uniti alla mamma - continua la Buccoliero -, abbiamo così 75 minori allontanati dai genitori, lo 0,4% dei residenti (circa 1 su 250), valore del tutto in linea con la media regionale (e in linea con il dato del 2014). Rappresentano il 4% dei minori in carico al servizio sociale di Ferrara, e mi chiedo perché nulla mai si dica dell’altro 96%, che riceve sostegni educativi, scolastici, economici e rimane in famiglia». (d.b.)

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