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Il Pd è “scarrocciato” e diviso nel dare colpe

Il Pd è “scarrocciato” e diviso nel dare colpe

Vitellio: c’entrano Carife e sicurezza. Il sindaco: Gad pompata

Il lungo silenzio dei vertici democratici ferraresi, iniziato la sera del voto anche prima degli exit poll, si è interrotto solo ieri pomeriggio. Telefoni muti, impressionante immobilità sui social che pure molti dirigenti di via Frizzi frequentano con grande assiduità, in momenti di minor crisi: magari anche quell’ultimo tweet a urne aperte dell’assessore Aldo Modonesi, «il voto è sempre una festa della democrazia e della libertà. E più persone vanno a votare, meglio è. A prescindere dal risultato», ha consigliato di evitare intemerate estemporanee. Tutti ad attendere le parole di Matteo Renzi, per capire da che parte tirava il vento del Nazareno, prima di elaborare commenti apparsi, per forza di cose, semplici difese d’ufficio. Troppo fresca e pesante è stata la botta, peraltro, per chiedere analisi approfondite e ipotesi credibili di rilancio dell’azione politica in vista dell’appuntamento che a questo punto terrorizza tutta via Frizzi: le Comunali 2019. Si può per il momento annotare che né il segretario regionale Paolo Calvano, né quello provinciale Luigi Vitellio, hanno seguito l’esempio del leader annunciando a loro volta le dimissioni, nonostante un risultato emiliano da svolta storica e punte ferraresi anche peggiori, a partire dalla bocciatura del ministro Dario Franceschini.

Vitellio apre il microfono pochi minuti dopo Renzi, seguendo il canovaccio già tracciato: «Riunirò in settimana gli organi per analizzare con molta serenità il risultato negativo. No, non ci arriveremo dimissionari come segreteria, valuteremo assieme cosa fare in Direttivo. Il segnale arrivato dagli elettori è molto chiaro, e somma il vento epocale che soffia su tutta l’Europa, vedi il netto ridimensionamento di partiti “cugini” in Francia e Germania, con temi locali. Due essenzialmente: Carife e sicurezza. Dobbiamo prendere atto con molta umiltà che gli elettori hanno ritenuto più adeguata la risposta al problema sicurezza della Lega». Il metodo Naomo non è stato affrontato con snobismo e sottovalutazione? «Non mi preoccupa la figura singola o una sigla» taglia corto Vitellio.

Poco dopo arriva la dichiarazione di Calvano, che parte dall’assenso alla decisione di Renzi, le cui dimissioni annunciate consentono «di aprire un confronto nel Pd su cosa vuole essere il Pd e cose dev’essere la sinistra in Italia e in Europa». La batosta emiliana? Serve «pacatezza» nell’analisi, la colpa è di «un voto molto mobile che riduce le sicurezze dei singoli partiti ma apre anche grandi opportunità». Il segretario regionale riconosce «un travaso di voti anche diretto da Pd alla Lega», e analizza così la batosta di Franceschini, che ha attirato su Ferrara l’attenzione dei giornalisti di mezza Italia: «Il ministro era la migliore candidatura possibile e lo dimostrano i 4mila voti andati direttamente sulla sua persona. Non poteva però andare oltre con questo “vento”. Anche a Ferrara bisogna affrontare la situazione anzitutto con l’unità del gruppo dirigente, perché riprendere i voti persi è possibile».

Parzialmente diversa e articolata la valutazione del sindaco Tiziano Tagliani, contro il quale si concentrano da tempo gli strali del “nemico” leghista: «Il risultato molto negativo a Ferrara deriva da un concorso di diversi fattori, tra i quali il risultato non buono di Forza Italia e la linea aggressiva della Lega, che evidentemente ha premiato. La vicenda Carife non può non aver pesato sul giudizio degli elettori, ma altri temi non ne individuo. Nemmeno la Gad, perché è una vicenda molto “pompata” dai media ma non vedo molte differenze con la situazione della Montagnola a Bologna o in altre zone di Modena, dove però il risultato è stato diverso. E la Lega ha sfondato a Copparo, Comacchio...». Lo sconforto per il risultato di Franceschini viene subito proiettato sul 2019, «fa impressione vedere un divario del genere con la leghista Tomasi, perché il ministro si è impegnato in maniera concreta per il territorio. In vista delle Comunali bisogna impostare una strategia diversa avendo un’idea chiara dei nostri alleati, perché dev’essere chiara una cosa: al secondo turno si perde».

Lapidario il commento sui social del vicesindaco Massimo Maisto: «Abbiamo preso una pagata senza precedenti, nella storia della sinistra prima e del centro sinistra poi. Ci aspetta un lungo lavoro, magari ricordiamoci che non è obbligatorio stare al governo a tutti i costi. Questa idea ci ha fatto così male in questi anni».

Stefano Ciervo

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