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l'intervista

Balboni (Fdi): «Mi sono svegliato e mio figlio ha detto:papà sei senatore»

Balboni (FdI): una sorpresa vincere l’uninominale. «La sinistra ha sbagliato su sicurezza e profughi»

FERRARA. Alberto Balboni ci ha dormito sopra. «Sono andato a letto all’1 e mezza sperando nei conteggi della quota proporzionale, al collegio uninominale non ci pensavo proprio. Invece ce l’ho fatta proprio lì e l’ho scoperto quando mi sono svegliato, alle 6 e mezza». Torna in Senato l’avvocato ferrarese Balboni dopo cinque anni di “pausa” e una campagna elettorale dai toni molto soft. «Questa volta - dice - sono l’eletto del collegio, sono a pieno titolo rappresentante del territorio in parlamento. Altre volte, come nel 2001, ero stato “ripescato” grazie al risultato di miglior perdente». Domenica ha preso 117.422 voti (il 34,35%) confluiti sul suo nome attraverso le liste della coalizione di centrodestra nel collegio senatoriale 3 di Ferrara, grazie ad una corposa iniezione di consensi giunti dalla Lega (20,75%) che si sono sommati al 10,04% di Forza Italia e al 3,13% di Fratelli d’Italia, il partito che ha contribuito a fondare.

È andato a letto all’1 e mezza mentre mezza Italia era attaccata alla tv e scopriva che il centrodestra e il M5S avevano oscurato ogni ambizione del Pd. Non si aspettava questo risultato a Ferrara?

«No, devo essere sincero. Pensavo che la quota maggioritaria non fosse alla nostra portata in quel collegio. È stato composto in modo da includere anche i voti di Imola e sapevo che l’aggiunta di quel territorio è stata fatta per rendere più sicuro il collegio per il Pd. A Imola votano 50mila persone e i consensi sono sempre andati a sinistra. Così ho deciso di aspettare che venissero conteggiati i voti per il proporzionale (ero candidato anche lì) e sono andato a letto. Quando mi sono svegliato mio figlio mi ha detto: «Papà, sei senatore». Come ho festeggiato? Con un cappuccino, una colazione da... senatore. Certo che è stata una sorpresa. I voti che ho avuto nel ferrarese hanno più che controbilanciato quelli che avrebbero dovuto riequilibrare il collegio a favore del Pd a Imola. Ora, visto che sono stato eletto nell’uninominale, c’è anche spazio per l’ingresso di una nostra militante che era una candidata “di servizio” nel proporzionale e che forse avrà una grande opportunità».

Per quale motivo, secondo lei, il Pd ha avuto una debacle che non era attesa in queste proporzioni?

«Ci sono stati due temi che hanno motivato gli elettori e sui quali il Partito Democratico è stato afasico e assente: la sicurezza e l’immigrazione. Sono questioni che stanno particolarmente a cuore agli italiani e anche agli elettori ferraresi, sottovalutarli si è rivelato un errore pagato a carissimo prezzo. Gli elettori non hanno creduto all’immagine virtuale che il Pd ha costruito del nostro Paese. Renzi sarebbe dovuto uscire di scena molto tempo fa, invece ha gestito il partito in modo autoritario creando le condizioni per una scissione che ha reso molto più vulnerabile quella forza politica».

A dare a lei la spinta più forte per entrare e in Senato è stata la Lega mentre FdI è al 3% o poco più. Dovrà fare un bel regalo a Salvini, ma anche a Forza Italia che ha aggiunto un altro 10%.

«La Lega non è più quella di Bossi, oggi è un partito post-ideologico capace di incrociare le richieste di molti cittadini italiani. In passato è stato un movimento federalista, anche piuttosto lontano da FdI, che invece ha sempre mantenuto fermi alcuni punti come l’unità del Paese e l’attaccamento alla patria. Sono loro che si sono avvicinati a noi ma ne siamo felici, oggi la Lega è un partito che condivide con FdI molte posizioni di destra e con cui si può governare con ottimi risultati».

Ci sono anche motivazioni locali che spiegano questo risultato del centrodestra?

«Direi che c’è stato un vento nazionale che è arrivato anche a Ferrara, una provincia che sembrava più ferma e stagnante di quanto si è dimostrata. Ma sono state elezioni nazionali, l’esito è legato soprattutto a quel quadro politico».

Il M5S è il primo partito nazionale e anche nel collegio 3 ha ottenuto un risultato lusinghiero.

«È e resta il partito della protesta. Hanno pescato molto al sud, dove hanno saputo cogliere meglio di altri un sentimento di insoddisfazione generale che li ha premiati. Al nord è andata in modo diverso. Il centrodestra ha già dimostrato di essere una forza in grado di ben amministrare e governare e gli elettori lo hanno capito».

Il parlamento si riunirà molto presto. Lei quali proposte pensa di portare a Palazzo Madama?

«Intendo impegnarmi per l’approvazione di una legge che riconosca la difesa sempre legittima, bisogna tutelare la sicurezza delle persone. L’altro provvedimento da sostenere è l’abolizione della protezione umanitaria a chi non ha i requisiti per restare nel nostro Paese, persone che non fuggono da una guerra e devono rientrare nel loro Stato di origine. Lavoreremo perciò anche per aumentare gli accordi con gli Stati di provenienza degli immigrati e la legge andrà applicata».

Franceschini è stato battuto da Maura Tomasi nel collegio uninominale della Camera, ma il proporzionale potrebbe riportarlo a Roma. Cercherà di convincerlo a sostenere il centrodestra in parlamento?

«Non gli chiedo certo il voto, anche se troverà un paracadute. Potrei però chiederlo a Emma Bonino, che è stata eletta con una maggioranza di centrosinistra». (gi.ca.)
 

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