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Calvano: «Non mollo Marattin pensi a Carife»

Il segretario regionale del Pd analizza la batosta elettorale: ora seria discussione Renziani ferraresi all’attacco dei vertici locali del partito. Prime defezioni

Polveriera Pd. La grossa sconfitta elettorale del partito democratico sta creando molti scossoni all’interno dei gruppi dirigenti, degli amministratori e iscritti anche a Ferrara. La richiesta di dimissioni dei renziani ferraresi, in primis il neo eletto alla Camera Luigi Marattin, nei confronti dei vertici locali sta infiammando il dibattito politico post voto. Eric Zaghini, sindaco di Berra, si è tolto dalla segreteria provinciale; Wanda Cavecchia si è dimessa dagli incarichi di partito che aveva e anche il consigliere comunale Alessandro Talmelli chiede a tutti i segretari di fare un passo indietro e una serena verifica. Il segretario regionale, il ferrarese Paolo Calvano, dopo aver appreso anche delle dimissioni della sua vice Giuditta Pini, interviene a tutto campo sulla crisi del Pd.

Calvano, ha ragione “Naomo” quando dice che è finita la cuccagna?

Per il Partito Democratico governare è innanzitutto responsabilità, onore e impegno quotidiano. Definire il governo come una cuccagna dà l’idea di come la Lega concepisca le Istituzioni. Credo che invece sia stata una vera cuccagna per loro poter stare all’opposizione, indicare i colpevoli dei problemi senza doversi fare carico delle soluzioni.

I risultati parlano chiaro. Cosa secondo lei non ha funzionato?

I tre governi del Partito democratico in questi cinque anni hanno messo in campo provvedimenti importanti che il Paese attendeva da tempo. Abbiamo pagato il fatto che sono state vissute come riforme dall’alto. Questo ha creato una distanza tra noi e i cittadini che alle elezioni abbiamo pagato. Ora non vanno cercati capri espiatori ma va data l’idea di un partito che riparte in modo unitario, consapevole che è stato chiamato a fare opposizione in questa legislatura e che all’opposizione deve stare, sempre e comunque nell’interesse del Paese. Spetta a Salvini e Di Maio trovare il modo per partire con un Governo dal quale il PD deve stare lontano, lontanissimo.

Marattin chiede a lei e al segretario provinciale Vitellio un passo indietro. Lo accontenterà, dimettendosi?

Come ho immediatamente detto subito dopo il voto, discuteremo del risultato elettorale negli organismi dirigenti. Lo faremo a 360 gradi consapevoli che ciò che conta non è il destino dei singoli, ma l’interesse della nostra regione. A Marattin ora parlamentare, eletto con i voti del PD in uno dei listini bloccati in Emilia-Romagna, chiedo che, forte delle sue competenze, porti a Ferrara e in Emilia-Romagna una soluzione per i nostri risparmiatori azzerati. Il PD di Ferrara li ha ascoltati in questi anni e meritano una risposta concreta.

Come spiega che molti elettori del Pd hanno votato per Lega e 5 Stelle in queste elezioni? Il partito ha snobbato i problemi reali della gente? C’è stata una mancanza di ascolto?

Abbiamo sofferto in particolare nelle periferie e ora occorre ripartire da lì, senza paura e cercando di essere una delle possibili soluzioni dei problemi e non essere percepiti come il problema.

Il colmo per il Pd è che la vittoria più bella in regione l’ha ottenuta con il “compagno” Casini, che non è un Pd. Ed è tutto dire...

È stato un voto molto politico e che è andato al di là delle persone candidate. Casini come altri, che ringrazio tutti, hanno comunque fatto la loro parte come dimostrano ad esempio i 4000 voti diretti incassati da Franceschini che hanno dato valore aggiunto ma non sufficiente a fermare un vento contrario che ha spirato molto forte.

Carife e immigrazione hanno pesato come un macigno...

Indubbiamente sul voto ferrarese quelli sono stati due temi centrali, su Carife il PD e il Sindaco, dopo l’azzeramento, hanno spronato il Governo a trovare una soluzione, l’abbiamo concretizzata con gli obbligazionisti, ora va fatto per gli azionisti. Per quanto riguarda l’immigrazione si è sviluppato un clima di paura di cui ci siamo fatti interpreti reali con l’avvento del Ministro Minniti che, in raccordo con l’amministrazione comunale, ha dato vita ad azioni concrete che non sono state però sufficienti a recuperare la fiducia dei cittadini. Qualche risultato c’è stato, ora dobbiamo insistere.

Non c’è neppure il tempo di leccarsi le ferite che bisogna subito pensare alle prossime scadenze elettorali. Tra un anno si vota alle amministrative in 13 comuni e a fine 2019 per il rinnovo della Regione. Come fare per evitare altre batoste?

Il voto è diventato totalmente mobile questo riduce le sicurezze di ogni singolo partito ed, in particolare in Emilia-Romagna, le sicurezze della sinistra. Ciò rappresenta al contempo una grande opportunità perché consente da una elezione all’altra di recuperare voti persi nella tornata precedente, per questo si gioca tutto sulla credibilità delle proposte e delle persone che si mettono in campo. In tutta la regione è opportuno lavorare per tenere insieme il centro sinistra, perché divisi si perde. È questa a mio avviso una condizione necessaria seppur non sufficiente, su cui auspico ci confronteremo nel campo del centrosinistra.

A Ferrara c’è il rischio di passare il testimone dopo oltre 70 anni al centrodestra o a M5s. State già pensando al successore di Tagliani?

A Ferrara come negli altri Comuni del Ferrarese dobbiamo avere la maturità per individuare le candidature più credibili mettendo in secondo piano i destini personali di ciascuno di noi, evitando personalismi e dandosi una mano. Si parte da zero a zero e ci giocheremo la partita, con entusiasmo, orgoglio ed energia.