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La Lega a valanga: «Pronti a prenderci anche Ferrara»

Fabbri: più militari alla Gad e meno introiti a Camelot Tomasi: chiamerò subito gli azzerati di Carife

«Umiltà e determinazione». È il mantra che Alan Fabbri impone ai neoparlamentari leghisti del territorio, Maura Tomasi ed Emanuele Cestari, in partenza per Roma. A loro affida un altro incarico: tenere bene gli occhi aperti contro un possibile sgarbo di Mattarella a Salvini.

«Non vorrei che, pur di non far andare al governo il centrodestra, spingesse Di Maio a fare un accordo col Pd. Ma voglio sperare nell’onesta intellettuale del Capo dello Stato», dice il capogruppo in Regione del Carroccio. Il secondo siluro è a scala locale: Camelot dovrà guardarsi le spalle perché con i “verdi” alla guida, promette Fabbri, «ci sarà un calo drastico dei bilanci delle cooperative sociali che si occupano di accoglienza dei migranti, somme di denaro inversamente proporzionali all'andamento della sicurezza sul territorio». L’obiettivo è, sempre su questo versante, portare presto altri militari a Ferrara, per presidiare la zona Gad e non solo. L’analisi del voto, suffragata da un profluvio di dati, parla «non tanto di un exploit quanto di una conferma della Lega: è dalle regionali del 2014 che corriamo».

Lo sfondamento avviene anche dove meno lo si aspettava, tipo a Ostellato «dove c’è un buon sindaco come Andrea Marchi: mi sa che qualcuno nel Pd ha sbagliato candidato preferendo un ministro e pensando che avrebbe portato più voti di un bravo amministratore», così Fabbri punzecchia a sinistra e continua ad attaccare Franceschini, «nessuna delle milionate che si vanta di aver portato in provincia è arrivata nei comuni dove governiamo noi: non può essere un caso». I neodeputati leghisti sono invitati a fare diversamente: «Saranno dei sindacalisti del territorio, a disposizione delle amministrazioni locali di qualsiasi colore politico». Lo assicura Maura Tomasi, ancor prima di assaggiare Montecitorio.

«La politica è servizio – sostiene l’avvocato comacchiese – ed esserci soprattutto dopo le elezioni. Chiamerò subito gli azzerati Carife, così come mi coordinerò con i titolari degli stabilimenti balneari dei lidi e gli allevatori di vongole, categorie che devono fare fronte alla Bolkestein. Occhio alle infrastrutture, fondamentali: la Ferrara-Mare è dissestata. Poi darò una mano a Nicola Lodi sulla sicurezza a Ferrara, città che da questo punto di vista non riconosco più».

Cestari ha capito che poteva andare bene quando uno sconosciuto a Cavezzo, nel Modenese, gli ha chiesto di poter distribuire al suo posto centinaia di volantini. «Vado controcorrente – dice con baldanza il quasi ex assessore a Bondeno –, mi ha sorpreso la quantità di voti presi dal Pd. I cittadini hanno dimostrato volontà di cambiare un sistema simbolizzato dal ministro Delrio: ha azzerato le province, mantenendo i dipendenti e mettendo in sofferenza le infrastrutture, ma lo sciopero della fame lo ha fatto per lo Ius soli».

Lodi se ne sta un po’ in disparte. Ma si sa, Naomo pensa già alle comunali del 2019. «Vogliamo fare di Ferrara una città normale e ricostruire il futuro dopo 70 anni di macerie. Intanto Tagliani e Renzi sono sulla stessa onda: non prendono atto della realtà, ma almeno il secondo si è dimesso, mentre il sindaco attacca la stampa invece di ascoltare la strada». Domanda: col clamoroso successo di domenica a danno di Forza Italia il candidato sindaco sarà certamente un salviniano? «Serve uno che vinca», taglia corto Fabbri che sembra puntare più verso la Regione, «anche lì ce la si può fare, abbiamo una classe dirigente adeguata: il Pd proverà a screditarci, ma non staremo a quei giochetti».

Fabio Terminali