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«Igor, incubo che ancora mi angoscia»

Marco Ravaglia, un anno dopo: quel controllo andava fatto, ma quanto male ha provocato

I delitti di Igor: Ravaglia un anno dopo

FERRARA. Esattamente un anno fa, l'8 aprile del 2017, si consumava con esito tragico l'aggressione nel Mezzano. Igor "il Russo" Vaclavic/Norbert Feher esplose alcuni colpi di pistola uccidendo la guardia ecologica Valerio Verri e ferendo in modo grave Marco Ravaglia della polizia provinciale.  

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I delitti di Igor: Ravaglia un anno dopo

FERRARA. Esattamente un anno fa, l'8 aprile del 2017, si consumava con esito tragico l'aggressione nel Mezzano. Igor "il Russo" Vaclavic/Norbert Feher esplose alcuni colpi di pistola uccidendo la guardia ecologica Valerio Verri e ferendo in modo grave Marco Ravaglia della polizia provinciale.  

Marco Ravaglia, un anno dopo. Per prima cosa, come sta?

Dal punto di vista psicologico sono ancora molto provato. Da diversi giorni, poi, con l’approssimarsi dell’anniversario di quel tragico episodio nel Mezzano sto pensando con maggiore intensità a quel tragico 8 aprile. Sto cercando di esorcizzare tutto questo, ma il dolore per quanto è successo e la perdita di Valerio sono fortissimi, quanto prima, anzi più di prima. Sto cercando con la mia psicologa di superare questo trauma che ha ancora delle forte ripercussioni forti sulla mia salute. Sto facendo riabilitazione tre ore al giorno.

Pensa di ritornare in servizio appena la salute glielo consentirà?

Assolutamente, voglio tornare in servizio, non più attivo, ma in ufficio dietro una scrivania, cercando di trovare una posizione al lavoro che non mi faccia sentire dolore. Non voglio rimanere a casa.

Che sentimento prova nei confronti di Igor?

(Alcuni secondi di silenzio che nascondono una forte commozione) Sentimento? Dico solo che ho ricominciato a dormire a gennaio, un mese dopo la sua cattura in Spagna, solo da un mese riesco a riposare ma con ancora incubi. All’inizio prendevo anche dei sonniferi. Dalla finestra della mia camera del San Giorgio ho passato tante notti insonni, vedendo tutti i treni che passavano.

Ha parlato di incubi. Qual è il più ricorrente?

Rivedo sempre la scena di quando scendevo dalla macchina e cadevo a terra, pochi secondi che sono sembrati un’eternità.

Tornando indietro, c’è qualche azione che avrebbe evitato di fare con il senno di poi?

Questa domanda è in me ricorrente. La mia risposta è sempre la stessa. Era il nostro servizio, è il nostro pane quotidiano quando si ferma la gente per un controllo, altrimenti non facevo l’agente di polizia provinciale.

Il ricordo di Valerio Verri...

Ci conoscevamo da oltre dieci anni e uscivamo insieme in pattuglia da un anno e mezzo e si era instaurato un rapporto fraterno. Era impossibile non volergli bene È un dolore incredibile. (g.p.z.)