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L'arresto della baby gang: «Due ragazzi difficili, li avevamo allontanati»

Sarti (Città del Ragazzo): «Erano inseriti in un progetto di recupero scolastico. Era in gioco la sicurezza dei compagni, per loro una struttura più adeguata»
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La baby gang che terrorizza i ragazzini Blitz e perquisizioni contro la baby gang. Attesi provvedimenti dopo le rapine e le minacce di morte a chi li ha denunciati. (a cura di sg)LEGGI L'ARTICOLO

FERRARA. «Quando abbiamo saputo che quei due studenti erano implicati nella vicenda delle aggressioni ai ragazzini abbiamo dovuto scrivere alle famiglie e alle scuole. Non potevamo più accoglierli qui per la sicurezza dei compagni e perché, evidentemente, in questi casi l’attività rieducativa deve essere svolta da altre strutture più adeguate, che abbiano anche una funzione sanzionatoria». Giuseppe Sarti è il direttore della “Città del Ragazzo”, istituto che affianca alcune scuole del territorio nei progetti di recupero scolastico degli allievi che rischiano di non riuscire a concludere la scuola dell’obbligo.

Due dei tre minorenni, un italiano e uno straniero, sottoposti a custodia cautelare per i reati attribuiti all’attività di una “baby gang” di Ferrara e affidati a comunità di accoglienza per adolescenti in carico al Servizio di giustizia minorile sono stati iscritti all’istituto di via Comacchio. «Uno però non frequentava e con l’altro abbiamo avuto qualche problema - ricorda Sarti - Abbiamo dovuto prendere una decisione non facile, ma in questi casi d’obbligo perché il progetto in corso deve essere adeguatamente “corretto”».

L’Opera Don Calabria, accanto a un centro di formazione, gestisce oggi a Ferrara una casa di accoglienza per minori non accompagnati, una struttura creata per rispondere all’emergenza generata dagli sbarchi di migranti degli ultimi anni. Fino a un paio d’anni fa, al suo posto, era attiva una comunità educativa dove venivano ospitati giovani inviati dal Servizio sociale o dal Tribunale dei minori.

Una funzione che l’istituto ha svolto per molto tempo. «Come è andata? Qualche volta il risultato è stato positivo, altre volte no - sintetizza il direttore - Abbiamo avuto come ospiti ragazzi che dopo un periodo di rieducazione si sono rimessi in carreggiata e che sono riusciti ad inserirsi. Trovare o ritrovare la fiducia in se stessi può rappresentare, in effetti, una via d’uscita. Purtroppo è quello che manca a molti giovani, tanti stranieri soprattutto di seconda generazione, che si trovano a essere schiacciati tra una famiglia che si richiama a modelli e valori del Paese di provenienza e il mondo che li circonda qui, il modo di vivere occidentale». Modelli tra loro conflittuali che possono scatenare problemi di identità. «Qualcuno cerca di affrontarli nel modo sbagliato - osserva Sarti - cioè con la prevaricazione e l’arroganza, fino a comportamenti che oltrepassano il confine della legalità». È il caso della banda che minacciava ragazzini più piccoli dopo averli rapinati del cellulare. Sono dovuti entrare in campo i carabinieri e il Tribunale dei minorenni per far cessare quello che era diventato un incubo per più di un ragazzo e per più di una famiglia.

Uno degli aspetti più delicati di un progetto di recupero civile e sociale rivolto a un adolescente da rieducare è l’individuazione di un “appiglio” al quale agganciare il tentativo di avviare un dialogo e di aprire uno squarcio in un atteggiamento ostile, di grave diffidenza o di rifiuto. «L’educatore talvolta riesce a trovare la chiave, ma è un lavoro complesso, faticoso e che richiede una grande disponibilità personale a intraprendere un percorso dall’esito niente affatto scontato - conclude Sarti - Noi abbiamo introdotto il teatro e abbiamo notato che può essere una modalità per insegnare il rispetto dei ruoli. Ma anche la formazione, l’accesso a una conoscenza pratica, a un’attività concreta, è una strada. Certo, possono non essere sufficienti. Della nostra esperienza fanno parte anche le sospensioni inflitte a chi non rispettava le regole o i forti e ripetuti contrasti tra l’educatore e l’ospite “refrattario”. Ma siamo consapevoli che ogni singolo risultato è di beneficio al singolo e alla società».(gi.ca.)
 

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