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Elisabetta: sede permanente per una Collezione “pubblica”

C’è la concreta possibilità d’incontrarla tra i quadri della collezione intitolata ai suoi genitori, e pure di raccogliere direttamente da lei approfondimenti sulle opere in esposizione. Elisabetta...

C’è la concreta possibilità d’incontrarla tra i quadri della collezione intitolata ai suoi genitori, e pure di raccogliere direttamente da lei approfondimenti sulle opere in esposizione. Elisabetta Sgarbi sta vivendo intensamente la mostra sui “Tesori d'arte per Ferrara”, «lavoro a Milano e nel fine settimana vengo a trovare mia madre e mio padre, che è mancato da poco. Così mi sembra naturale entrare nella mostra che rappresenta un pezzo della loro vita e delle loro passioni».

Lei ha quindi ...

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C’è la concreta possibilità d’incontrarla tra i quadri della collezione intitolata ai suoi genitori, e pure di raccogliere direttamente da lei approfondimenti sulle opere in esposizione. Elisabetta Sgarbi sta vivendo intensamente la mostra sui “Tesori d'arte per Ferrara”, «lavoro a Milano e nel fine settimana vengo a trovare mia madre e mio padre, che è mancato da poco. Così mi sembra naturale entrare nella mostra che rappresenta un pezzo della loro vita e delle loro passioni».

Lei ha quindi il polso dei visitatori. Che accoglienza ha avuto la mostra?

«La città mi sembra che abbia reagito bene. Molte persone mi vengono incontro e mi ringraziano, l’afflusso di visitatori, dopo un inizio buono ma vessato dal maltempo nel mese di febbraio, è sempre in crescita. Va capita anche la situazione logistica, visto che più di un certo numero di visitatori le sale del Castello non possono ospitare, gli orari sono vincolati a quelli di apertura del monumento e il progetto è stato costruito con un percorso comune tra Castello e mostra».

Si possono già ipotizzare scenari futuri per questa collezione. Lei e suo fratello avete espresso più volte il desiderio che resti a Ferrara.

«La Collezione Cavallini-Sgarbi è già un corpus unico, non potrà essere smembrata né c’è l’intenzione di farlo: da trent’anni ormai non vengono ceduti pezzi per arricchirla con altri acquisti. Vi sono opere di valore enorme, Artemisia, Cagnacci, Morazzone, Nicolò dell’Arca, i ferraresi del ’400 e ’500 e altre che hanno un significato particolare per la città, fino al ’900 compreso. Sarebbe auspicabile che il nucleo espositivo trovasse una sede permanente a Ferrara, è questo il desiderio mio e di mio fratello. Sono opere che hanno girato per il mondo ma per noi è questa, del Castello, “la” mostra. Di fatto le opere non sono già più nostre, per spostarle c’è bisogno dell’autorizzazione del ministero».

La sorte della Fondazione Cavallini-Sgarbi come se l’immagina?

«La Fondazione è stata riconosciuta nel 2008, quando mia madre è scomparsa. C’è l’intenzione di trasformare in casa museo l’abitazione di Ro Ferrarese, i cui muri appartengono alla Fondazione Elisabetta Sgarbi, con parte delle opere della Collezione che dovrà portare per statuto il nome della famiglia Cavallini Sgarbi».