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Nel paese che invecchia manca anche l’Adsl

Tre depositi di biciclette chiusi uno dietro l’altro, anche il calzolaio se n’è andato. Eppure nella storica rivendita Guerri sembra che nessuno voglia darsi per vinto

Baura invecchia e manca anche l'Adsl

BAURA. Cosa potranno mai essere otto chilometri, quelli che separano Baura (circa 900 abitanti) dal capoluogo Ferrara? Verrebbe da dire, “niente”. Ma non è vero e sarebbe una risposta sbagliata. Almeno ad osservare il termometro posto in mezzo agli umori di una decina di residenti che non vogliono mollare, gli ultimi soldati posti a presidio di un tempo quasi perduto. ...

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Baura invecchia e manca anche l'Adsl

BAURA. Cosa potranno mai essere otto chilometri, quelli che separano Baura (circa 900 abitanti) dal capoluogo Ferrara? Verrebbe da dire, “niente”. Ma non è vero e sarebbe una risposta sbagliata. Almeno ad osservare il termometro posto in mezzo agli umori di una decina di residenti che non vogliono mollare, gli ultimi soldati posti a presidio di un tempo quasi perduto. Soldati con le loro cicatrici. Che sono anche il loro onore. Dietro allo storico (venne costruito nel 1926) Caffè Guerri (Guerri è il cognome della famiglia che, tra pochi anni, potrà festeggiare il centenario di gestione) c’è un luogo dell’anima che fa venire i brividi: l’ex cinema di Baura (al chiuso e all’aperto, attivo fino al 1980). Ci arrivi davanti e la prima cosa che ti colpisce è che, malgrado le 6 lettere (C-I-N-E-M-A) che componevano la parola si siano staccate vinte dal tempo, sul muro (che è ancora quello originale, anni Sessanta/Settanta del secolo scorso) si notano ancora le incisioni cui quelle lettere erano appese. «I bombardamenti, gli ultimi drammatici ruggiti della seconda guerra mondiale - ci spiega Paolo Guerri, sostenuto dai ricordi di un papà straordinario - hanno distrutto la chiesa ed il campanile (ricostruiti nel 1948, ndr). Pensi che Baura aveva 3 depositi di bici, dico tre, non uno - rimarca Paolo - , pensi il “movimento” di persone che c’era qui! Questo fino, anno più anno meno, al 1985/1986. Il declino, lento ma inesorabile, è iniziato in quegli anni».

Il vecchio cinema, o meglio metà del cinema (perché l’altra metà è diventata una casa normalmente abitata), oggi è uno scrigno polveroso. La vecchia biglietteria, le vecchie (o ormai antiche?) sedie di legno, gli scalini illuminati terminati i quali, di sopra, c’erano i bagni. Tu entri e senti l’odore di un tempo che non c’è più. Ma immagini, e “vedi”, le persone sedute come lo erano allora, molti con la sigaretta tra le dita. E quando la scena del film era troppo osé, il decoro del cinema era salvato da una mano che s’infilava tra proiettore e finestrini e “censurava” quello che non si doveva vedere.

Oggi (dov’è il progresso?) di qua non passa nemmeno l’Adsl. E non si poteva iniziare a parlare di Baura senza ricordare questi passaggi. Oggi Baura è un paese come tanti, che vive una fuga dei giovani che decidono di andare a vivere in città. C’è anche chi abbassa le serrande, addio a tanti negozi, quello di abbigliamento, quello del sarto, i bar, la bottega del calzolaio. Nemmeno il barbiere c’è più. Più nulla, o quasi. Colpa dei tempi che mutano. Ma non solo. «Ascoltiamo ciò che il direttore della “Nuova”, Luca Traini, ci sta dicendo - entra in gioco Giuseppe Balicchi, uno degli attori attorno al tavolo, ex direttore generale dell’azienda “Sant’Anna” di Ferrara - : intanto qua una proposta concreta è stata lanciata: fare del Caffè Guerri un punto di riferimento per segnalare al giornale tutto quanto può essere importante per Baura». Bersaglio centrato. «Sarebbero tante le considerazioni - prosegue Balicchi - , ma ad esempio, visto che si è tanto parlato di partiti, perché non diciamo che una volta le sezioni dei partiti erano veri luoghi di incontro?». Caterina Dragoni sottolinea che «alle volte in paese le persone straniere fanno un po’ paura»; Luca Piazzi chiede «servizi migliori per chi ha bisogno di cure», e Luciano Bertelli sentenzia: «I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri».

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