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GORO

«Non archiviate l’omicidio di Willy»

La famiglia Branchi ha chiesto al giudice nuove indagini sulla morte del ragazzo ucciso 30 anni fa 

GORO. L’inchiesta sull’omicidio di Willy Branchi, ucciso il 30 settembre del 1988 e riaperta nel 2014 dopo 30 anni di oblio «non deve essere archiviata, come richiesto dalla procura»: questa la richiesta del legale della famiglia Branchi, Simone Bianchi che martedì all’udienza di opposizione all’archiviazione ha spiegato al gip Carlo Negri i motivi per continuare le indagini. E sulle richieste del legale, il giudice si è riservato. Il gip dovrà valutare le possibili nuove prove proposte dall’avvocato Bianchi: si deve ascoltare un testimone diretto di 30 anni fa mai sentito e poi valutare le false dichiarazioni dei testimoni da indagare per falsa testimonianza.

Come del resto già uno di loro, ascoltato nell’inchiesta condotta dal 2014 fino all’anno scorso, Carlo Selvatico, pensionato di Goro di 77 anni, sarà processato il 10 luglio per falsa testimonianza, per non aver detto tutto ciò che sa sulla morte di Willy. Per la decisione del giudice, ora in riserva se riaprire o meno le indagini, occorre attendere qualche giorno.

«Da parte nostra - spiega il legale della famiglia Branchi, in aula il fratello Luca che da anni si batte per avere la verità sull’omicidio del fratello - c’è cauto ottimismo, poichè crediamo di aver portato all’attenzione del giudice elementi più che sufficienti per proseguire indagini e trovare la verità su questa vicenda». «Occorre però -prosegue l’avvocato Bianchi - tanta collaborazione da parte dei testimoni» chiude il legale rinnovando l’appello contro l’omertà del paese di Goro: «Un appello caduto più volte nel vuoto: chiediamo che chi non lo ha raccolto venga chiamato a far fronte alle proprie responsabilità». Per aver detto bugie, aver coperto e alimentato l’omertà.
 

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