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Alto Ferrarese, la ricostruzione avanza

Cantieri in tutti i centri colpiti dal sisma. Tra Sant’Agostino e Mirabello opere in partenza per 23 milioni di euro. A Cento invece tutto fermo per il teatro Borgatti. Chiese ancora inagibili

FERRARA. Sei anni fa, come oggi, era domenica. Quando alle 4.04 la terra ha tremato e ha cambiato per sempre la vita di migliaia di persone, c’era chi era appena rientrato dopo un sabato sera passato fuori in compagnia, c’era chi dormiva profondamente, chi era di turno in fabbrica e stava lavorando. La mattina del 20 maggio 2012 il cielo era scuro e poco dopo è arrivata la pioggia a rendere ancora più drammatica e complicata la situazione.

I soccorsi, la corsa ai ripari, la gente in strada ch ...

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FERRARA. Sei anni fa, come oggi, era domenica. Quando alle 4.04 la terra ha tremato e ha cambiato per sempre la vita di migliaia di persone, c’era chi era appena rientrato dopo un sabato sera passato fuori in compagnia, c’era chi dormiva profondamente, chi era di turno in fabbrica e stava lavorando. La mattina del 20 maggio 2012 il cielo era scuro e poco dopo è arrivata la pioggia a rendere ancora più drammatica e complicata la situazione.

I soccorsi, la corsa ai ripari, la gente in strada che non voleva o non poteva tornare in casa. I palazzetti sportivi adibiti a centri di prima accoglienza, le notti in macchina, nelle tendopoli, nelle roulotte o a casa di amici o parenti. Non si sapeva bene come comportarsi. L’Emilia fino a quel momento, per tutti, non era zona sismica. Il terremoto era una calamità per la quale nessuno era predisposto. Dopo i primi momenti di paura e sconforto, di dolore per la perdita dei propri cari che ancora dopo sei anni non passa (e mai passerà), si è provato a reagire. A rimboccarsi le maniche e a lavorare per capire da dove ricominciare. Poi nove giorni dopo, il 29 maggio, un’altra scossa; la più pesante dal punto di vista psicologico, quella che ha messo in ginocchio anche i più determinati. Ma poi ci si è rialzati, un’altra volta. In questi sei anni molte cose sono cambiate nell’Alto Ferrarese. Il paesaggio e l’assetto urbano sono diversi. Alcuni monumenti sono stati recuperati, altri sono ancora transennati, altri ancora sono stati abbattuti e persi per sempre. I Comuni Sant’Agostino e Mirabello si sono uniti e hanno formato Terre del Reno, la ricostruzione è andata avanti e ci sono cantieri ai blocchi di partenza per quasi 23 milioni di euro. In molti casi le imprese hanno ricominciato a respirare, la produzione è ripartita, le scuole sono state ricostruite e le chiese sono in fase di restauro. Alcuni ci sono riusciti, per altri il percorso è ancora in salita. Tanto è stato fatto ma tanto c’è da fare. A Sant’Agostino si sta progettando il nuovo municipio di Terre del Reno che avrà sede nelle ex scuole medie, chiuse e inagibili dal 20 maggio di sei anni fa. Al posto del vecchio palazzo, abbattuto nell’estate 2012 sorgerà una nuova piazza i cui lavori sono in procinto di partire.

A Mirabello la chiesa storica resta gravemente danneggiata anche se i lavori per il restauro procedono, così come procedono quelli a Buonacopra; il luogo sacro completamente scoperchiato resta uno dei simbolo del terremoto. A Cento i luoghi della cultura, ovvero il teatro Borgatti, la pinacoteca e la biblioteca sono ancora inagibili. Per quest’ultimo edificio e per il teatro i lavori di recupero non sono ancora cominciati. A breve inizierà il restauro del castello di Poggio Renatico, una volta sede del municipio. Al pian terreno andranno i servizi sanitari, l’Avis e gli uffici della polizia municipale. I lavori sulla Rocca Possente di Stellata, invece, si avviano verso la loro conclusione. Una volta restaurato, l’edificio potrà tornare ad essere il fulcro delle attività culturali ed espositive del territorio.

A Vigarano Mainarda, dopo la demolizione della torre dell’acquedotto e la costruzione delle nuove scuole (le vecchie sono ancora in piedi ma inutilizzabili come edifici scolastici), si aspetta solo l’inizio dei lavori per il recupero delle due chiese, quella nel capoluogo che è gravemente danneggiata, e quella a Vigarano Pieve che ha al suo interno anche un Bastianino. I bambini nati a cavallo del 2012, e tutti quelli arrivati dopo, conosceranno la vecchia versione dell’Alto Ferrarese solo attraverso ricordi e fotografie; un po’ come la generazione nata dopo il secondo conflitto mondiale alla fine degli anni ’40. Tutto cambia. Del resto, gli anziani guardando le case distrutte dalle scosse dicevano: «Abbiamo superato la guerra, supereremo anche questo».