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Ferrara: la città è come un cantiere, c’è ancora molto da fare

Il Comune è l’ente più dinamico sui lavori svolti e ha già investito oltre 200 milioni. Accettate 457 richieste di contributi per interventi su abitazioni private

FERRARA. Bende, cerotti, cicatrici sul corpo ferito di Ferrara. A 6 anni esatti dal terremoto, che in quella tragica notte del 20 maggio 2012 ha devastato una parte dell’Emilia, sono ancora evidenti i segni e i danni provocati in città da quelle scosse. I monumenti simbolo, i palazzi che hanno fatto la storia di Ferrara, sono in gran parte ancora impacchettati, in misura per fortuna proporzionalmente minore le case civili, con transenne e teloni che sono ancora a lì a ricordarci quanto sia f ...

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FERRARA. Bende, cerotti, cicatrici sul corpo ferito di Ferrara. A 6 anni esatti dal terremoto, che in quella tragica notte del 20 maggio 2012 ha devastato una parte dell’Emilia, sono ancora evidenti i segni e i danni provocati in città da quelle scosse. I monumenti simbolo, i palazzi che hanno fatto la storia di Ferrara, sono in gran parte ancora impacchettati, in misura per fortuna proporzionalmente minore le case civili, con transenne e teloni che sono ancora a lì a ricordarci quanto sia fragile l’esistenza umana di fronte ad eventi più grandi di noi. Ma al di là dei danni - bisognerà attendere il 2019 prima che Ferrara esca dal cratere e un decennio se va bene per tornare alla normalità - quelle impalcature e quei “cerotti” sono anche la dimostrazione che è grande la voglia di riprendersi, di ricostruire, di rimboccarsi la maniche per aggiustare e far tornare il più in fretta possibile la situazione come era prima del sisma. Con una consapevolezza in più.

Ora bisogna riparare e ricostruire anche per il futuro. Quelle scosse sono state anche un campanello d’allarme che sembra sia stato recepito. Per secoli, immemori del passato e di quel terremoto violentissimo del 1570, si è vissuto nella convinzione che Ferrara fosse una zona non ad alto rischio sismico e non si sono prese le adeguate contromisure sia per salvaguardare il patrimonio monumentale, che nelle costruzioni in edilizia privata. Molte cose restano da fare, si diceva, ma in questi anni molto è stato fatto.

A guardare solo il programma degli interventi diretti e indiretti del comune di Ferrara la cifra spesa è impressionante: oltre 200 milioni, coperti con stanziamenti regionali (l’ente che dal 2012 sovrintende la ricostruzione) e fondi assicurativi.

Il Comune di Ferrara ha saputo in questi anni programmare un’efficace opera di ricostruzione, anche sul piano della tempistica e risulta tra gli enti più avanti in Emilia. A Ferrara gli interventi di edilizia privata si sono caratterizzati da 457 richieste di contributi accettati. Le case che hanno subito i maggiori danni sono quelle di più vecchia costruzione e anche quelle che si sono trovate su una faglia in corrispondenza del Po di Volano, dove l’intensità della scossa è stata più devastante che da altre parti. Bilancio pesantissimo invece per gli edifici pubblici, specialmente quelli storici e monumentali.

C’è ancora quindi una Ferrara inagibile o parzialmente inagibile, ma tanti cantieri sono partiti o sono in procinto di farlo. Ancora fermo almeno per quest’anno il polo universitario di via Savonarola con il rettorato di via Renata di Francia che necessità di un radicale intervento di sistemazione. Il Duomo ha la facciata impacchettata e il soffitto con le reti protettive. Impalcature e teloni anche a Palazzo Diamanti con la struttura che sarà resa progressivamente inagibili pur non interferendo sull’attività espositiva in programma nei prossimi mesi. Il cantiere di Palazzo Massari è in pieno fermento per arrivare alla conclusione della ristrutturazione generale entro la primavera 2019.

Proseguono spediti anche i lavori alla Certosa, sarà pronta se tutto andrà bene per la Commemorazione dei Defunti di quest’anno. Ristrutturato l’ex Mof, quasi pronta Casa Niccolini, andranno prossimamente in gara Santa Maria della Consolazione, la Torre dell’Orologio, Palazzo Municipale, la chiesa della Madonnina e l’Ippodromo. In attesa di assegnazione: Cappella Revedin, ex chiesa di San Nicolò, chiesa di San Carlo, Palazzo Prosperi, Palazzina Marfisa.

Il terremoto del 2012 verrà ricordato nei prossimi giorni con incontri a tema.