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La memoria del sisma

La Torre dei Leoni del Castello Estense, tra le immagini simbolo del terremoto del 20 maggio 2012

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara nel sesto anniversario del terremoto del 20 maggio 2012

FERRARA. Era domenica anche sei anni fa, come ieri annunciata da un prologo di chiarine e tamburi del palio. Fu notte breve. Troncata prima dell’alba dal boato che squassò la terra e chiuse il cielo su sette vite. Il sisma del venti maggio, il primo dei due terremoti mortali che si abbatterono sull’Emilia in una ripetizione fitta di scosse e di crolli, quello che nel Ferrarese colpì più duro, e durissimo nel triangolo tra il capoluogo, Cento e Bondeno. Da domenica a domenica: la ricorrenza d ...

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FERRARA. Era domenica anche sei anni fa, come ieri annunciata da un prologo di chiarine e tamburi del palio. Fu notte breve. Troncata prima dell’alba dal boato che squassò la terra e chiuse il cielo su sette vite. Il sisma del venti maggio, il primo dei due terremoti mortali che si abbatterono sull’Emilia in una ripetizione fitta di scosse e di crolli, quello che nel Ferrarese colpì più duro, e durissimo nel triangolo tra il capoluogo, Cento e Bondeno. Da domenica a domenica: la ricorrenza del calendario suggerisce la chiusura di un ciclo, azzera le lancette del tempo nella coincidenza tra memoria e prospettive. Impone di ricordare e guardare avanti. Induce ad accogliere con sobria soddisfazione i dati che indicano che il tessuto produttivo è tornato in salute, senza spegnere i fari sugli interventi in corso e su ciò che manca.


A Cento anche l’ultima famiglia ha lasciato l’alloggio in container, ma la pinacoteca, il teatro e la biblioteca sono chiusi. La Rocca di Stellata è in via di guarigione, il trasferimento dell’archivio civico dal castello di Poggio è la necessaria premessa per trasformare l’ex municipio in polo sanitario. A Terre del Reno sono imminenti i lavori alle piazze di Sant’Agostino e di Mirabello e il prossimo mese i fedeli potranno tornare nella chiesa di Dosso. Una manciata di curve più a nord, la gemella di Buonacompra - la chiesa simbolo dei crolli ferraresi - rimane puntellata e coperta, messa in sicurezza ma senza piani operativi.


I fondi per recuperare altri ventidue edifici di culto sull’intero territorio ferrarese saranno sbloccati domani, con la firma della nuova ordinanza sui cantieri pubblici, ma l’elenco delle parrocchiali chiuse è ancora lungo, conta decine di santi, quattordici solo nel capoluogo. Il capoluogo su cui pure la macchina della ricostruzione sembra aver marciato più spedita, dove dei quasi cinquecento sfollati della prima ora restano fuori casa (ma con un tetto vero) appena dodici persone.


Il punto ragionato sulla ricostruzione è nelle cronache. Qui aggiungiamo un auspicio, che sa di utopia: che la memoria di quella domenica possa accendere una positiva nostalgia dell’alto senso di comunità con cui la tragedia fu fronteggiata, cementato da solidarietà e spirito di collaborazione. (l.t)