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«Credevano avessi Igor nel baule della macchina»

Luigi Scrima, ex compagno di cella, usato come “esca” per catturare il killer. Era scappato anche lui in Spagna ed era sospettato di averlo aiutato nella fuga

Igor fa scena muta all'interrogatorio

FERRARA. Aveva sparato e lasciato a terra due morti, Igor Vaclavic/Norbert Feher, era l’aprile dell’anno scorso: «Lo cercai, su Messenger dove ci sentivamo spesso e gli dissi “Igor, ma che c... stai combinando”. E’ stata quella l’ultima volta che l’ho contattato, non ha risposto». Non poteva farlo, aveva altro cui pensare Igor, scappando dalla task force di oltre mil ...

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Igor fa scena muta all'interrogatorio

FERRARA. Aveva sparato e lasciato a terra due morti, Igor Vaclavic/Norbert Feher, era l’aprile dell’anno scorso: «Lo cercai, su Messenger dove ci sentivamo spesso e gli dissi “Igor, ma che c... stai combinando”. E’ stata quella l’ultima volta che l’ho contattato, non ha risposto». Non poteva farlo, aveva altro cui pensare Igor, scappando dalla task force di oltre mille uomini che lo braccavano, dopo aver ucciso Valerio Verri, Davide Fabbri e aver “graziato “Marco Ravaglia che si finse morto davanti a lui. Da quei momenti, la vita di Luigi “Gigi” Scrima, vecchia conoscenza anche delle cronache ferraresi (rapine), compagno di cella di Igor per 5 anni a Ferrara, è cambiata, in peggio: da oltre un anno il suo nome rispunta sempre ogni volta che si parla del pluriomicida, oggi in carcere in Spagna: «E io non ci sto - dice di getto Scrima, dopo aver chiamato la Nuova, via Whatsapp, dalla Spagna -. Tutti continuano ad associarmi a Igor, ma lui ha ammazzato 5 padri di famiglia, io non ci sto, non sono mai stato suo complice, lo sanno quelli che indagano, nonostante io abbia dato loro il mio aiuto: anche i servizi segreti me l’hanno chiesto e credevo fossero cose solo da film. Mi hanno proposto che se li aiutavo a prenderlo vivo mi avrebbero pagato, gli ho detto che non sapevo niente di lui, e fin dalla prima volta che i carabinieri del Ros fecero il blitz a casa mia (la notte tra l’8 e 9 aprile, dopo l’omicidio Verri, ndr) gli dissi di cercare a Valencia, Igor diceva che Valencia era casa sua».

Una serata per ricordare le vittime di Igor

Vicino a Valencia, però, oggi vive anche Luigi Scrima, («sono residente, lavoro, i miei figli vanno a scuola») e dalla Spagna per la prima volta Scrima racconta come è arrivato lì, scappando da Lugo, diventando indirettamente l’«esca« per catturare Igor. «Sono andato via nel giugno dell’anno scorso, non ce la facevamo più in famiglia, li avevamo tutti addosso, gli inquirenti che cercavano Igor e lo cercavano tramite me. Quando è scoppiato il casino di Igor non si può immaginare cosa abbiamo passato io e la mia famiglia, seguiti, controllati, pedinati. Per gli inquirenti io ero il colpevole, conoscevo Igor e pertanto l’avevi aiutato. Così, abbiamo messo tutto insieme e siamo partiti». Scappati, vorrà dire, non è così?

«No, non sono scappato, mi hanno lasciato andare». Scrima era in affidamento ai servizi sociali a Lugo, misura cautelare da scontare ancora per 5 mesi, e ha un’altra pena residua di 1 anno: è possibile che un “detenuto” ritenuto il complice del più feroce assassino degli ultimi anni, venga lasciato scappare dall’Italia? «Mi hanno lasciato andar via: quel giorno che sono partito, a giugno, sono stato fermato a Reggio Emilia e i carabinieri mi hanno solo denunciato a piede libero per la violazione della misura cautelare perchè non potevo uscire dal comune di Lugo». «Ho continuato il mio viaggio e alla frontiera, a Ventimiglia mi stavano aspettando, era come se avessi Igor in macchina: c’era una sbaronza (dialetto romagnolo, uno spiegamento, ndr) di carabinieri che non vi dico: chissà che viaggio che si erano fatti, erano convinti che passassi la frontiera con Igor. Mi hanno tenuto un’ora, credevo mi arrestassero: la mia compagna era disperata, ci lasciarono andare e lei disse “ma che botta di c... impossibile che ci fanno andar via”. Lì ho cominciato a capire, e non ci vuole uno scienziato, che ci seguivano, controllavano».

I delitti di Igor: Ravaglia un anno dopo

Scrima viene lasciato libero di andare e stare in Spagna, vicino a Valencia. Usato dunque come possibile “esca” per arrivare a Igor. Che come sappiamo è stato lui a farsi trovare, ammazzando ancora tre persone, nel dicembre scorso, a Teruel, Aragona. «Quando è successo e hanno poi arrestato Igor mi sono venuti i brividi, perchè anche io ero qui, poco lontano da dove aveva ucciso: ho pensato agli altri casini che avrei avuto, le spiegazioni da dare che io non c’entravo niente con la sua presenza qui a Valencia e dintorni. Poi quando sui giornali ho letto che gli avevano sequestrato, telefoni, computer mi sono tranquillizzato: da quel messaggio su Messenger dell’aprile dell’anno scorso non ho più avuto contatti con lui. L’arresto di Igor è stata quasi una liberazione, non ne potevo più: vedevo che ero seguito, sentivo che il telefono era intercettato: io sono stato un criminale, le so queste cose».

Controlli che non hanno portato a nulla, dice Scrima, comunque citato più volte negli ultimi atti delle inchieste: «Quegli atti non dicono nulla, se c’entravo qualcosa con Igor, mi avevano già arrestato. Invece, qui in Spagna nessuno Polizia o Guardia civil mi ha mai cercato, solo i giornalisti». Parla, spiega, ripete. si arrabbia: «Sono venuto qui in Spagna, che si creda o meno, per rifarmi una vita. Ed è una fottuta coincidenza qui, la mia presenza con quella di Igor. Due giorni dopo essere arrivato qui, già lavoravo. L’unico problema? L’inverno scorso, per un documentario di Aragona Tv (cui ha collaborato la Nuova Ferrara, ndr) che mi associava a lui, mi ha fatto perdere il lavoro. La polizia diceva che avevo precedenti per stupro, armi, omicidio: tutte balle. Così, col mio avvocato ho denunciato la polizia spagnola, per danni. Adesso aspetto mi diano ragione».