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Addio Alfio Finetti il re del dialetto. Nelle sue canzoni la storia di Ferrara

Aveva 84 anni. Si è spento ieri all’alba alla casa di cura Quisisana. Da tempo la malattia l’aveva costretto al silenzio. Sabato i funerali 

Omaggio ad Alfio Finetti

FERRARA. Mancherà a tanti, Alfio Finetti. Alfio si è spento ieri all’alba alla casa di cura Quisisana, in viale Cavour. Aveva 84 anni. Era nato dove la ferraresità è elevata a potenza, ad Ambrogio, piccolo paese frazione di Copparo, il 14 novembre del 1933. Mancherà a chi ama Ferrara e la sua anima, mancherà ai cultori di questo dialetto ruvido ma dalle espressioni che diventano ...

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Omaggio ad Alfio Finetti

FERRARA. Mancherà a tanti, Alfio Finetti. Alfio si è spento ieri all’alba alla casa di cura Quisisana, in viale Cavour. Aveva 84 anni. Era nato dove la ferraresità è elevata a potenza, ad Ambrogio, piccolo paese frazione di Copparo, il 14 novembre del 1933. Mancherà a chi ama Ferrara e la sua anima, mancherà ai cultori di questo dialetto ruvido ma dalle espressioni che diventano lingua.

Come ogni artista che si rispetti, anche Finetti ci lascia un capolavoro, quel Al condominio, 1976, («Una canzone che ho scritto in mezzora», amava ricordare Alfio) testamento di un cantautore che ha amato la sua terra almeno quanto se stesso. E crediamo di non regalare nulla alla retorica se scriviamo che con Alfio Finetti se ne va per sempre un pezzo di Ferrara. Sempre seguito e assistito dalla figlia Rita, anche lei cantante, Alfio si era aggravato negli ultimi giorni ed i medici avevano consigliato il ricovero in una clinica.

Buon compleanno, Alfio!

Da almeno un decennio Alfio non riusciva più a comunicare come avrebbe voluto, singolare e beffardo destino per colui che è stato il cantore del dialetto ferrarese e della sua Ferrara. Ogni serata, delle tantissime in cui Alfio e le sue canzoni diventavano protagonisti, si trasformava in uno splendido cocktail di emozioni, ironia, ma anche tristezza, quella che scendeva come un velo quanto Alfio intonava Al re dla miseria (Il re della miseria), le vicende di una famiglia in cui il padre/marito faticava, come si dice, a mettere assieme pranzo e cena, e dove la domenica era festa grande perché si poteva mangiare una bistecca e in tavola c’era il vino.

Un famiglia come ve n’erano tante, allora, appena prima e appena dopo quella seconda guerra mondiale che venne a spegnersi proprio sulla parte ferrarese del fiume Po, con gli Alleati a cacciare l’invasore tedesco. Una vita intensa ma intrisa di grande semplicità, quella di Alfio. E di grande dignità. Alcuni anni fa una importante casa discografica chiese ad Alfio Finetti di poter incidere i suoi testi e le sue musiche, ma in italiano e non più in dialetto. Per Alfio fu come un reato di lesa maestà, come chiedere ad un soldato di cancellare le sue ferite, cioè il suo onore.

Alfio, ovviamente, disse no, non se ne parla nemmeno. Un’altra tessera del mosaico artistico di Finetti è stata rappresentata dalla sua stessa vicenda personale. Nato in un piccolo paese, si era ben presto fatto conoscere a Ferrara e oggi sono ancora in molti, giovani e meno giovani, a ricordare le sue strofe. Ridendo di una comicità pulita, genuina come lui, dove al dialetto seguiva il dialetto, il tutto condito da una mimica che ha reso Finetti inimitabile.

E pensare che Finetti a 26 anni era destinato a tutt’altro, venne assunto come fattorino alla Cassa di Risparmio di Ferrara, sede centrale. Da lì a poco s’iscrisse alle scuole serali e divenne ragioniere. Poche settimane e da fattorino divenne cassiere. Ma dentro di lui ardeva la passione per la sua chitarra. Così, una volta andato in pensione, la musica assorbì tutta la sua giornata.

La produzione artistica di Alfio Finetti è di assoluto rispetto. Alfio ha difatti all'attivo oltre 130 canzoni e 18 lp. Divenne popolare all'inizio degli anni '70, quando le sue canzoni furono incise dalla casa discografica Ricordi. Un suo brano è stato adottato come inno ufficiale della Spal. Ha composto un musical in lingua italiana dal titolo "Passeggiando nel 2500 e rotti", con scene realizzate dall’amico Carlo Rambaldi. È autore di alcuni libri, tra cui una bellissima raccolta di poesie. In dialetto, ovviamente. Chi vorrà salutare Alfio potrà farlo sabato alle 9 nell’Aula del Commiato, in Certosa. —