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Ciak si gira in laguna “Il signor diavolo”. Prime riprese di Avati

Pupi Avati a Comacchio per le riprese del film "Il signor diavolo"

La nuova opera del regista è tratta da un suo romanzo omonimo, un noir ambientato in provincia

Ciak si gira in laguna con Pupi Avati

COMACCHIO. Erano mesi che si aspettava che il cineasta bolognese battesse il primo ciak in laguna. Ieri pomeriggio (mercoledì 29 agosto) Pupi Avati era in laguna e, cast artistico e tecnico al seguito, ha iniziato le riprese del lungometraggio. Avati con questa scelta riconferma la predilezione per questi luoghi al limite, dove la laguna riflette i contorni di un pae ...

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Ciak si gira in laguna con Pupi Avati

COMACCHIO. Erano mesi che si aspettava che il cineasta bolognese battesse il primo ciak in laguna. Ieri pomeriggio (mercoledì 29 agosto) Pupi Avati era in laguna e, cast artistico e tecnico al seguito, ha iniziato le riprese del lungometraggio. Avati con questa scelta riconferma la predilezione per questi luoghi al limite, dove la laguna riflette i contorni di un paesaggio dominato da una natura rigogliosa e primitiva, capace di suscitare infinite suggestioni.

Dalla carta allo schermo. L’opera del regista emiliano è tratta dal suo nuovo romanzo “Il signor diavolo” (ed. Guanda), un noir ambientato nella profonda provincia del Nord Est e in quei luoghi che, inevitabilmente, lo riportano agli anni Settanta e a Ferrara. «Questo romanzo - aveva raccontato Pupi Avati alla Nuova - inizialmente era un soggetto cinematografico ed è nato dalla voglia di ritornare in quei luoghi in cui tanti anni fa mi recai per raccontare storie che ancora oggi, a distanza di decenni, continuano a vivere. Tornare nel Ferrarese e nel suo Delta, provoca in me forti suggestioni e emozioni e questo farà sì che ci tornerò presto. In attesa di poterlo fare dietro una macchina da presa, ho trasformato quel soggetto in un romanzo gotico di cui sono molto orgoglioso». E dietro la macchina da presa ci è tornato presto. Nonostante l’età, a novembre saranno 80 primavere, Avati di fermarsi non ne vuole sapere.

Cinquant’anni insieme. Il legame che c’è tra il regista, l’Emilia e il Delta del Po non è certo un segreto. A cinquant’anni esatti dal suo primo film, è del 1968 “Balsamus, l’uomo di Satana”, e a 42 da “La casa dalle finestre che ridono” (opera oscura che lo consacrò a livello internazionale), Avati ha cominciato a girare “Il signor diavolo” e lo fa nelle strade, nella natura, scegliendo location autentiche, lontane dai teatri di posa e dagli studi. Il film in questione è, come il romanzo da cui è tratto, ambientato negli anni Cinquanta. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Avati, insieme al fratello Antonio e dal figlio Alvise e prodotto da Videa e Rai Cinema. Nel cast nomi di rilievo come Alessandro Haber insieme a Lino Capolicchio (già protagonista del “La casa dalle finestre che ridono”) e a Massimo Bonetti. «Sono passati più di quarant’anni da quel film eppure - aveva detto il cineasta - mi fermano ancora... vuol dire che qualcosa è rimasto». —

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