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La moglie: «Avevamo capito che la fine era ormai vicina»

la testimonianzaDoveva essere un periodo di relax e serenità, da passare al mare con la sua numerosa e amata famiglia. Per Augusto Pozzati, 77 anni, che tutti conoscevano come “Franco”, il soggiorno...

la testimonianza

Doveva essere un periodo di relax e serenità, da passare al mare con la sua numerosa e amata famiglia. Per Augusto Pozzati, 77 anni, che tutti conoscevano come “Franco”, il soggiorno estivo a Lido Nazioni era ormai una tradizione consolidata, il legame mai interrotto con la sua terra che aveva lasciato nel 1960, partendo da Mezzogoro alla volta nel Biellese, per lavorare come gommista. Due settimane di bagni e di partite a carte, prima del dramma. Una puntura di zanzara infet ...

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Doveva essere un periodo di relax e serenità, da passare al mare con la sua numerosa e amata famiglia. Per Augusto Pozzati, 77 anni, che tutti conoscevano come “Franco”, il soggiorno estivo a Lido Nazioni era ormai una tradizione consolidata, il legame mai interrotto con la sua terra che aveva lasciato nel 1960, partendo da Mezzogoro alla volta nel Biellese, per lavorare come gommista. Due settimane di bagni e di partite a carte, prima del dramma. Una puntura di zanzara infetta gli ha trasmesso il virus della West Nile, che nel suo organismo già debilitato dal diabete e da problemi cardiaci, si è manifestata nella forma più aggressiva poco prima di Ferragosto.

Tre settimane di calvario

In queste tre settimane i suoi familiari lo hanno vegliato senza sosta, anche se lui ormai non era più in grado di riconoscerli. La moglie Fernanda era già pronta a trasferirsi lunedì nella foresteria dell’ospedale Sant’Anna di Cona, perché l’8 settembre sarebbe scaduto il periodo di affitto della casa di Lido Nazioni, ma la morte è stata più veloce.

«si era capito che la fine era vicina»

«Lo avevamo capito negli ultimi tre giorni, che non c’era niente da fare. Lo vedevamo da soli, senza bisogno che ce lo dicessero i medici», spiega Fernanda. «Eravamo arrivati a fine luglio. Sì, sapevamo che c’era la West Nile, ma ancora non c’erano state vittime e mai ci saremmo aspettati una cosa del genere. A Lido Nazioni ci veniamo tutte le estati, ormai da quarant’anni, nella nostra famiglia è già la quarta generazione che viene qui ai lidi a passare le vacanze».

Il signor Augusto, va avanti Fernanda, aveva sì problemi di salute, ma questo non gli impediva di condurre una vita normale. «Per due settimane è venuto in spiaggia, ha fatto il bagno, ha giocato a carte. Poi l’11 agosto ha cominciato ad avvertire i primi malesseri, un forte mal di testa e la febbre a 38 e mezzo. Gli ho dato subito la tachipirina, perché nelle sue condizioni bisognava subito abbassare la febbre». Ma non era un malessere passeggero, e nei giorni successivi il virus ha cominciato a manifestarsi in tutta la sua aggressività, fino a provocare un forte disorientamento nel paziente. Dopo un primo passaggio all’ospedale del Delta, a Lagosanto, nella notte tra il 13 e il 14 agosto Pozzati è stato trasferito all’ospedale di Cona dove gli è stata diagnosticata un’encefalite da West Nile.

Dalla vacanza al dramma

La vacanza si è trasformata in un dramma, uno stillicidio di dolore al capezzale del loro caro, nella speranza vana di cogliere qualche segnale di ripresa. «Alla fine non è stata nemmeno l’encefalite a ucciderlo, ma l’acuirsi di tutte le altre patologie di cui soffriva. Era già tutto pronto perché mi trasferissi alla foresteria dell’ospedale, dopo aver fatto la spola per quasi tre settimane da Lido Nazioni a Cona. Ma il mio Augusto se ne è andato prima». —

A.M.

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