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«Il tetto rischia di crollare» Due famiglie sgomberate

Evacuazione forzata mercoledì sera dalle case popolari di via Marconi  Una residente: anni di denunce, poi io e mia madre disabile allontanate in tre ore  

comacchio

Poche ore per prendere lo stretto necessario e liberare l’appartamento in cui si è vissuta una vita intera. Lì dentro, nella casa popolare di via Marconi, collocata al primo piano, non si può più restare. «Il tetto è a rischio crollo», dicono Acer e Comune di Comacchio.

È quasi sera, mercoledì, quando due famiglie sono sottoposte a sgombero immediato. Intervengono anche polizia municipale e carabinieri per favorire le operazioni. Il giorno dopo, l’amarezza di Rina Felletti è tanta. ...

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comacchio

Poche ore per prendere lo stretto necessario e liberare l’appartamento in cui si è vissuta una vita intera. Lì dentro, nella casa popolare di via Marconi, collocata al primo piano, non si può più restare. «Il tetto è a rischio crollo», dicono Acer e Comune di Comacchio.

È quasi sera, mercoledì, quando due famiglie sono sottoposte a sgombero immediato. Intervengono anche polizia municipale e carabinieri per favorire le operazioni. Il giorno dopo, l’amarezza di Rina Felletti è tanta.



«Per anni ho denunciato che avevamo perdite d’acqua nel bagno. I tecnici sono venuti, ma si sono sempre limitati a interventi limitati, come mettere a posto le tegole», racconta Rina. L’immobile comunale di via Marconi, ai numeri civici 87 e 89, ha alle spalle decenni di vita.

La famiglia Felletti ci entra per la prima volta nel 1954, «mai una volta che abbiamo saltato un mese: sempre affitti pagati puntualmente», sottolinea Rina. Con lei abita la madre, «ha 92, è invalida al 100% e si muove solo in carrozzina». Comprensibili i disagi al momento in cui è stato loro detto di evacuare.

Ma sono i tempi a lasciare perplessa, per usare un eufemismo, Rina. Che a lungo aveva prodotto esposti, «almeno quattro o cinque», con relativa documentazione fotografica, circa lo stato della sua casa. «Qui non si fa una manutenzione straordinaria veramente efficace dagli anni ’50», sostiene.

La sua battaglia porta a casa qualche risultato. «Insieme a mio fratello - spiega la donna - ho incontrato il direttore dell’Acer, Diego Carrara, lo scorso mese di febbraio. Mi aveva assicurato una perizia in tempi brevi: invece sono passati sette mesi».



Un tecnico Acer si presenta in via Marconi mercoledì. Risultato? Emergenza assoluta, si deve sgomberare. «Mi hanno telefonato dicendomi che dovevo andare via nel giro di tre ore. Sì, mi sono arrabbiata, non mi sono controllata. Ho pensato a mia madre, ai problemi che avrebbe dovuto affrontare», sostiene la figlia. Dopo qualche esitazione, non le è restato che obbedire, assieme a un altra famiglia con due figli.

«Eppure sotto sono rimasti altri due affittuari: non dovrebbe valere per tutti lo sgombero? Qui di fianco ci sono altre tre o quattro case nelle stesse condizioni».



Ieri Acer e Comune hanno abbozzato una soluzione, necessariamente improvvisata. Le due famiglie evacuate sono state collocate in strutture ricettive a Comacchio e Porto Garibaldi. Resteranno lì - le ipotesi variano, da pochi giorni fino a un mese - fino a che non potranno alloggiare in altri appartamenti edilizia residenziale pubblica, che sono già stati individuati in via 2 Giugno e in piazza Roma.

Il tutto nell’attesa di programmare i lavori al tetto di via Marconi. Ieri pomeriggio sono iniziati i lavori di puntellamento. Ma nessuno si fa illusioni: servirà tanto tempo. Così tanto che la soluzione temporanea potrebbe diventare “per sempre”, configurando un’assegnazione definitiva nelle nuove case Erp.

«A me piacerebbe tornare qui», dice una malinconica Rina, mentre guarda il “suo” tetto malandato. —