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L'onda lunga del localismo sulle fusioni

Le operazioni di voto per il referendum sulla fusione di Terre del Reno nel 2016

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sul referendum per unire i Comuni

FERRARA. Parte il conto alla rovescia per il referendum sulle fusioni tra Tresigallo e Formignana e tra Ro e Berra: quattro settimane, il tempo canonico di una campagna elettorale. Che si annuncia tirata e aspra. Inutile girarci intorno, il vento è cambiato. I fondi messi in palio dallo Stato e le prospettive di economie di scala che suonano come opportunità di investimenti e manutenzioni mantenendo il livello dei servizi e congelando le tariffe, fanno sempre meno presa, mentre crescono le r ...

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FERRARA. Parte il conto alla rovescia per il referendum sulle fusioni tra Tresigallo e Formignana e tra Ro e Berra: quattro settimane, il tempo canonico di una campagna elettorale. Che si annuncia tirata e aspra. Inutile girarci intorno, il vento è cambiato. I fondi messi in palio dallo Stato e le prospettive di economie di scala che suonano come opportunità di investimenti e manutenzioni mantenendo il livello dei servizi e congelando le tariffe, fanno sempre meno presa, mentre crescono le rivendicazioni campanilistiche. Escono orgogliosamente allo scoperto e legittimamente si organizzano. È l’onda lunga del localismo.


Nell’autunno del 2016, quando furono chiamati ad esprimersi i cittadini di Mirabello e Sant’Agostino, faticammo a trovare un solo esponente che rappresentasse le ragioni del “no”, ma i “no” nelle urne non furono pochi. Anzi. Il progetto Terre del Reno passò per una manciata di schede, mentre furono bocciate dall’elettorato le altre quattro fusioni messe ai voti quella domenica in Emilia Romagna. E in due anni il clima è peggiorato. Oggi il risultato è quanto incerto. Non bastano le garanzie offerte dai quattro sindaci e il sostegno, almeno formale, dei principali partiti ad assicurare il risultato del referendum di domenica 7 ottobre, men che meno della possibile tornata di dicembre per la riunificazione di Goro e Mesola e per l’ulteriore aggregazione di Fiscaglia con Ostellato. L’una che fa risanguinare ferite vecchie di cinquant’anni, l’altra che ha già spaccato le due amministrazioni.


La partita è aperta. L’auspicio è che si concluda con il risultato delle urne, quale esso sia, fosse anche per un solo voto. Che i Comuni o la Regione non finiscano per aggrapparsi alla natura consultiva del referendum per ribaltarne l’esito, quello proprio non sarebbe accettabile.
Buona domenica.

Luca Traini