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West Nile, settima vittima a Ferrara Ricoverato da 10 giorni, aveva 78 anni

L’uomo, ex dipendente del petrolchimico, viveva a Porporana. All’ospedale Sant’Anna restano tre pazienti ricoverati

L’ultima brutta notizia di una serie che non accenna ad arrestarsi è arrivata domenica mattina in una casa di Porporana, frazione di Ferrara che confina con Ravalle. Questa volta il lutto ha bussato alla porta di un’abitazione indipendente circondata da un’estesa superficie di campagna. E forse proprio nel campetto attorno all’edificio – ma si tratta solo di un’ipotesi non suffragata – è stato punto Pietro Carollo, 78 anni, pensionato, morto per le complicanze provocate dalla Febbre West Nil ...

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L’ultima brutta notizia di una serie che non accenna ad arrestarsi è arrivata domenica mattina in una casa di Porporana, frazione di Ferrara che confina con Ravalle. Questa volta il lutto ha bussato alla porta di un’abitazione indipendente circondata da un’estesa superficie di campagna. E forse proprio nel campetto attorno all’edificio – ma si tratta solo di un’ipotesi non suffragata – è stato punto Pietro Carollo, 78 anni, pensionato, morto per le complicanze provocate dalla Febbre West Nile dopo 10 giorni di ricovero nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Anna di Ferrara. Nella triste contabilità delle vittime provocate dal virus è il settimo paziente ucciso dall’encefalite in provincia, il territorio che a livello nazionale sta pagando il prezzo più alto ai pizzicotti da zanzare infette.

Il virus che si maschera

Un’annata veramente drammatica, in Italia, che finora ha registrato almeno 27 vittime in quattro regioni: Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Proprio nel territorio compreso tra Piacenza e Rimini si conta il numero maggiore di vittime: qui sono concentrati oltre la metà dei casi letali, legati all’evoluzione della forma cosiddetta neuroinvasiva, che si manifesta con l’encefalite.

La Febbre del Nilo è una malattia insidiosa. Può colpire tutti perché viene trasmessa dalla zanzara comune, in genere la Culex ppipiens, ma scatena i suoi effetti più gravi soprattutto nei pazienti anziani, con patologie che ne hanno già minato lo stato di salute.

Riconoscerla non è semplice: si può presentare con una semplice febbre, mal di testa, dolori muscolari e può essere scambiata per un malessere di stagione, una sindrome parainfluenzale. In seguito a ciò il paziente viene spesso visitato e sottoposto a una terapia che però non cura l’infezione (antibiotici, ad es.) e quando le sue condizioni precipitano l’encefalite è già in corso.

la cura-disinfestazione

Per i medici e per il paziente, a quel punto, l’impresa si presenta improba e solo le condizioni generali del malato e la sua capacità di reazione immunitaria all’attacco del virus può far virare la prognosi in un senso o in un altro. Lo sviluppo della malattia non ha lasciato scampo a Pietro Carollo, ex operaio del Petrolchimico di Ferrara, una persona che aveva sofferto in passato di disturbi che avevano colpito il sistema neurologico ma che, sottolineano i familiari, conduceva ancora una vita attiva.

L’unica vera misura di contrasto al fenomeno resta la disinfestazione, che punta a ridurre la proliferazione degli insetti in grado di veicolare il virus. Azione che sembra più ostica, però, da attuare con efficacia in zone circondate da ampie distese di verde e attraversate da lunghi e diffusi canali utilizzati per l’irrigazione dei campi.

Gi. Ca.

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