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Amministrative. A destra una non coalizione

L'opinione

Bisognerà attendere l'esito dei ballottaggi, per tratteggiare il quadro completo della tornata elettorale amministrativa 2017. Del resto, dei 160 comuni maggiori andati al voto domenica, ben 111 attendono di conoscere il nome del prossimo sindaco. Ciò nondimeno, due importanti indicazioni sono già arrivate dal primo turno: la deludente performance del M5s; la ritrovata competitività del centro-destra unito.Letti insieme, questi risultati sembrerebbero suggerire un parziale ritorno allo schema bipolare.

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Si tratta però di interpretazioni condizionate dalle peculiarità del voto locale e dalle regole della competizione. Tutta da dimostrare, anzitutto, la crisi del terzo polo pentastellato. Il M5s ha ottenuto, con i propri candidati, poco più dell'11% nei comuni maggiori (130 su 160) nei quali si è presentato. Aveva ottenuto più del doppio alle Europee 2014.

Ma non si tratta di una novità: alle comunali dello scorso anno, i candidati 5s avevano fatto segnare complessivamente quasi il 21%, ma, depurato dagli exploit di Roma e Torino, il risultato scendeva sotto il 14%. Completato il primo ciclo del grillismo di governo (locale), apertosi nel 2012 con i successi in quattro comuni, il bilancio è a dir poco deludente. Solo il piccolo comune vicentino di Sarego ha visto la riconferma del primo cittadino pentastellato.

Nel caso di Parma e Comacchio, il M5s ha assistito al buon risultato dei due sindaci uscenti (dalla precedente amministrazione) ma già espulsi (dal Movimento). Mentre a Mira, in provincia di Venezia, la candidata 5s si è fermata al terzo posto. Nel complesso, il M5s ha dunque conquistato solo due comuni su oltre mille - a Sarego si aggiunge Parzanica, nel bergamasco. E si deve accontentare di appena nove ballottaggi: nessuno dei quali nei 25 capoluoghi di provincia alle urne e uno soltanto nel Nord. Nei sondaggi nazionali, per contro, il M5s continua a viaggiare intorno al 28-30%.

E sarebbe sbagliato sottovalutarne la persistente forza, come movimento d'opinione e di protesta.Il ritorno al bipolarismo appare così un "fatto" discutibile, se proiettato in ottica nazionale, ma tuttavia presente, nel responso del voto municipale. Seppur in un quadro fortemente frammentato, reso poco decifrabile da un numero esorbitante di liste civiche, non c'è dubbio che le comunali ripropongano anzitutto la tradizionale competizione tra (centro)destra e (centro)sinistra. E se i vincitori di centro-sinistra sono un po' di più nei comuni già assegnati al primo turno, la gran parte dei confronti a due, il 25 giugno, sarà in "stile Seconda Repubblica".

Il centro-destra, in particolare, vede ricomporsi, in periferia, le profonde fratture che ormai dividono i vertici di Forza Italia e Lega. Con il partito di Salvini a fare da traino e il #LeaderEterno, Berlusconi, ancora in campo.Nei 60 comuni maggiori del Nord al voto, i due partiti erano su fronti contrapposti solo in 10, concentrati perlopiù in Lombardia. Schieramento compatto, invece, in Liguria, dove il polo forza-leghista di Toti e Rixi cerca di espugnare Genova, e (anche se non sempre) nel Nord Est, dove i riflettori sono puntati sulle sfide in quattro capoluoghi.

1) Gorizia, con il candidato di centro-destra fermatosi a pochi voti dal successo al primo turno. 2) Belluno, con la sfida tra candidati "civici" (di centro-destra e di centro-sinistra). 3) Padova, dove il leghista Bitonci, dopo il burrascoso abbandono di Palazzo Moroni, è insidiato da Giordani. 4) E infine Verona, con il duello tra il candidato ufficiale del centro-destra unito e la tosiana Bisinella.

Anche dall'esito di questi confronti sapremo qualcosa sullo "stato di salute" del centro-destra italiano, per il quale, tuttavia, il test delle amministrative rischia di essere fuorviante. Così come per il M5s: un non-partito che ancora fatica a misurarsi con il voto locale. Dall'altra parte, uno schieramento virtuale, unito per necessità. Una non-coalizione, i cui leader sembrano avere imboccato sentieri divergenti.

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