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In campagna elettorale finiscono anche i bambini

Il bene dei bambini: c’è un argomento che, più di questo, riesce veramente a parlare a tutti? C’è una questione capace di sollecitare emozioni più profonde, piegando le correnti d’opinione e, magari, le intenzioni di voto? Forse proprio per questo, la politica e i politici tendono, sempre più, a occuparsi di loro: dei bambini. Eppure, proprio sul terreno di quello che si presenta come un tema (e un valore) universale si aprono le fratture più profonde.

L’ultimo “caso” riguarda le norme a favore degli orfani delle vittime di femminicidio, già approvate all’unanimità alla Camera. Tutti d’accordo? Non proprio, visto che i senatori di Forza Italia si sono “accorti” che del provvedimento beneficerebbero anche i figli delle coppie gay. Sullo stesso punto si era incagliata la Legge Cirinnà, passata poi attraverso lo stralcio della stepchild adoption. Un intervento giustificato, secondo i promotori, dalla volontà di tutelare i bambini, soprattutto rispetto alla pratica (controversa) della gestazione per altri. Nodi delicatissimi, visto che erano in gioco, al contempo, i diritti dei bambini che già vivono in famiglie formate da persone dello stesso sesso. L’opinione pubblica, da tempo favorevole alle unioni civili, si allineò con i dubbi sulle adozioni, e l’iter legislativo si orientò nella stessa direzione.

Qualcosa di simile sta accadendo sul fronte dello ius soli. Da diversi anni, oltre il 70% degli italiani si dichiara(va) favorevole alla concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. Arrivati al dunque dell’approvazione parlamentare, il clima d’opinione ha bruscamente virato: secondo Ipsos, i contrari sarebbero oggi la maggioranza. Renzi ha ribadito che si tratta di un «principio di civiltà». Il governo potrebbe porre la fiducia. Ma la pressione dei partiti di opposizione ha già prodotto evidenti effetti. Il ministro Alfano, pur garantendo il voto di Ap, ha dichiarato che l’Italia non può trasformarsi in una «immensa sala parto». Il M5s, un tempo favorevole, ora afferma che «le priorità sono altre», che la legge è comunque sbagliata. Un ulteriore fattore di attrazione per i migranti, paventano i partiti di destra. E poco importa se lo ius soli temperato – affiancato dal criterio dello ius culturae – si applica ai bambini che abbiano almeno un genitore con permesso di soggiorno di lungo periodo. Due anni fa, fu proprio un bambino – ricordate il corpo del piccolo Alan, adagiato su una spiaggia turca? – a smuovere (momentaneamente) le coscienze degli europei. Ma, al cospetto di un fenomeno ormai fuori controllo, politica e partiti sembrano incapaci di resistere alla tentazione di spingere sulle paure, tra tatticismi e scelte demagogiche.

Paure ancora più profonde sono al centro di un’altra lacerante questione che, di recente, ha occupato il dibattito pubblico: i vaccini. E anche qui la politica è sembrata muoversi in modo scomposto, improntato alle logiche (emozionali) del consenso. Il perseguimento di un obbiettivo sacrosanto – promuovere le vaccinazioni, e quindi il diritto alla salute dei bambini – ha finito così per offrire argomenti all’oscurantismo anti-scientifico e complottista delle battaglie no-vax. Non è un caso che il provvedimento varato dal ministro Lorenzin, per molti aspetti “frettoloso”, problematico nella sua applicazione pratica, sia già oggetto di revisione.

Le questioni appena elencate attraversano temi diversi. Con un elemento comune: l’uso strumentale, per non dire spregiudicato, del bene dei bambini, trasformato in vessillo ideologico e moneta elettorale. Non si tratta di fare del facile moralismo: è normale che leader e partiti inseguano il consenso. Ma di riconoscere, nei politici e nei governanti, un approccio spesso infantile. Con il rischio che a pagare il conto, alla fine, siano proprio loro: i bambini. Che ad essere colpiti siano l’interesse e i diritti di chi è già cittadino, pur non disponendo ancora del diritto di voto. Di chi è già italiano, pur non disponendo della cittadinanza.

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