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Ricostruzione, Errani si ritira

Il commissario straordinario lascia a settembre. Nasce cabina di regia fra Palazzo Chigi e 4 Regioni

ROMA. Cambia la governance per la ricostruzione post terremoto nel centro Italia: Vasco Errani, il commissario straordinario nominato dall’ex premier Matteo Renzi poco meno di un anno fa, lascia l’incarico, che sarebbe comunque scaduto il prossimo settembre, e si profila l’ipotesi di una cabina di regia con i quattro presidenti di Regione interessati – di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo – che sarebbe coordinata da Palazzo Chigi, direttamente dal premier Paolo Gentiloni o un ministro o sottosegretario.

Secondo indiscrezioni di stampa, Errani – che ha a lungo ricoperto la poltrona di presidente della Regione Emilia Romagna e di stimato presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome – una volta lasciato l’incarico di commissario per la ricostruzione, potrebbe candidarsi alle prossime politiche, avendo da sempre seguito nella sua avventura Pier Luigi Bersani, di cui è fedelissimo e quindi anche l’Mdp. Nessun commento per adesso è però arrivato da parte dell’interessato. Nemmeno una smentita.

Le novità, comunque, dovrebbero essere comunicate lunedì prossimo a Palazzo Chigi al termine di una riunione tra il premier Paolo Gentiloni, lo stesso Errani, il nuovo capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, e i quattro governatori di Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo. Quel che è certo è che il lavoro di Errani viene considerato dai più «prezioso» perché ha portato a certezza di regole per la ricostruzione e a fondi sicuri: tutto questo è ritenuto il presupposto per dare velocità alla ricostruzione. La notizia del possibile addio di Errani in qualità di commissario straordinario divide però i sindaci dell’area del cratere.

«Mi auguro che ci ripensi», dice il primo cittadino di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci. «È una cattiva notizia, perché ormai Errani era un punto di riferimento». «Con Errani ci sono stati scontri e incontri. Aspetto con ansia quello che accadrà», è il commento del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. «Con l’addio dell’ex capo della Protezione civile nazionale Curcio e quello di Errani, la ricostruzione si fa più difficile», teme il sindaco di Acquasanta Terme, Sante Stangoni. Errani si è dedicato «completamente alla nostre esigenze con grande professionalità e umanità, gli va il nostro grazie che viene dal cuore», ricorda il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno. Secondo il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui dare più potere ai sindaci è la ricetta giusta per una nuove governance della ricostruzione. Per il sindaco di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci, «il problema non è Errani né la figura di un commissario alla ricostruzione, il problema è che questo non può essere il terremoto di tutti. Per me il cratere vero è al massimo di una decina di Comuni, da Amatrice a Visso». «Prima o poi ci si sarebbe arrivati. Se i presidenti di Regione avranno maggiori responsabilità o meglio, diventeranno commissari alla ricostruzione, sarà un vantaggio operativo», è il commento del sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini. Errani «è sempre stato corretto con Tolentino e non ha mai fatto promesse che non poteva mantenere», ammette il sindaco Giuseppe Pezzanesi.

Non sono mancate le polemiche politiche. Duro il capogruppo di FdI, Fabio Rampelli: «Giova ricordare che a un anno dal sisma è stato sgomberato il 10% delle macerie, i paesi terremotati rimangono spettrali, è stato consegnato il 12% delle casette provvisorie e ha riaperto il 3% delle attività economiche». E per i 5Stelle «la notizia dell’addio del commissario «è un fallimento dei governi Renzi e Gentiloni».

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