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Confcommercio: sarà un Natale dimesso

Il dossier sulle tredicesime e i consumi. Il presidente Sangalli: "Più risorse ma per ridare veramente fiducia ci vogliono meno tasse"

«Un Natale sospeso tra la fine della crisi e una vera crescita» per questo la parola chiave è «fiducia: un ingrediente fondamentale che si può irrobustire in un solo modo» e cioè «dando prospettive certe di riduzione delle tasse». Non ha dubbi il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, quando commenta i dati del rapporto “Consumi di dicembre e Natale: tra crescita e nuove incertezze”. Dati che dimostrano come i consumi a Natale saranno stabili, nonostante le tredicesime del 2017 siano le più alte degli ultimi dieci anni e siano cresciute di oltre un miliardo rispetto allo scorso anno. Le famiglie infatti avranno a disposizione 1.497 euro da destinare ai consumi nel mese di dicembre. Tuttavia questo tesoretto non inciderà sulla propensione delle persone a fare i regali e il prossimo sarà un Natale dimesso.

Quindi, dice ancora Sangalli, «le famiglie useranno le maggiori risorse disponibili per fare il punto sui loro bilanci e magari fare un viaggio o un pranzo al ristorante in più». E poi ancora: «La ripresa c’è e si vede, sia sul versante del Pil sia su quello dell’occupazione. Ma questo non sembra essere sufficiente per imprimere una accelerazione ai consumi di dicembre».

Complessivamente ammonta a 33,7 miliardi di euro il conto delle tredicesime, nel 2016 era 32,4 (+3,9%). La spesa media reale per abitante per i soli regali di Natale resta invariata rispetto allo scorso anno ed è di 166 euro, facendo segnare –30,8% rispetto al 2009. Una parte della tredicesima che dipendenti e pensionati si vedranno arrivare sarà risparmiata (7,7 miliardi) e una parte se ne andrà in tasse (5,7 miliardi).

«Il conto delle tredicesime va affrontato con cautela», dice il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella: «Al netto delle imposte sul reddito superano i 41 miliardi. Si riducono le imposte di dicembre, quindi le tredicesime disponibili crescerebbero da 34,4 a 35,5 miliardi. Se alla tredicesima destinata ai consumi aggiungiamo le risorse che i lavoratori autonomi destineranno alle spese di dicembre e al Natale, si ottiene un valore superiore a quello dello scorso anno, pari a 33,7 miliardi, in crescita del 3,9% nominale rispetto al 2016. Depurando dall’inflazione, pure modesta, e dividendo per il numero di famiglie, si ottiene la spesa mensile per questi consumi che oggi dovrebbe avvicinarsi ai 1.500 euro, superando i precedenti massimi e facendo segnare in termini di risorse reali un ritorno ai livelli pre-crisi».

Tuttavia per il 57,7% degli italiani non sarà un Natale fuori dalla crisi e per il 53, 3% i regali non rappresentano una spesa piacevole da fare. L’86, 1% comprerà regali per Natale, nel 2009 la quota era 91%. Il calo, sottolinea Confcommercio, è costante negli ultimi 6/7 anni ed è un segnale che la grande crisi ha cambiato qualcosa nella mentalità degli italiani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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